Tutto è Dio

C’E’ SOLO DIO. L’ontologia di Spinoza

Quando si parla di Dio si fanno solo astrazioni metafisiche. Con la ragione pura possiamo solo dire che non sappiamo niente di Dio e niente possiamo saperne per la finitezza della nostra mente che non è in grado di accogliere l’infinito nel finito. Quindi, secondo ragione, dovremmo essere, non atei, ma agnostici, scettici. L’agnostico infatti non nega l’esistenza di Dio ma afferma l’impossibilità di conoscere la verità. In tanti si accontentano o addirittura si beano di questa condizione: “La comprensione di nulla saper è la mia consolazione”.

Come mai io non mi accontento della condizione di agnostico e cerco invece di arrivare ad intuire qualcosa del divino attraverso astrazioni metafisiche coerenti con la fisica? La risposta me la dà Kant quando dice che oltre alla ragione pura c’è una ragione pratica che giustifica la ricerca del divino da un punto di vista pratico, nel mio caso, quello di dare un senso alla vita, vivere bene, sereno e senza paure.

Dove sono arrivato nella mia ricerca?                                                                       

Che c’è senz’altro un mondo oggettivo regolato da leggi, la natura. Cosa sappiamo della natura? Molto poco. C’è qualcosa oltre la natura? Per rispondere a questa domanda entriamo nel regno della metafisica e dobbiamo affidarci ad astrazioni logiche. Ebbene, secondo me, non c’è una giustificazione logica per rispondere affermativamente alla domanda. Quale contributo di chiarezza darebbe un Essere esterno alla natura? Già sappiamo poco della natura, adesso ci aggiungiamo un qualcosa di cui non sappiamo assolutamente niente. Aggiungeremo un’ignoranza assoluta all’ignoranza relativa. A che scopo? Usando il principio logico del rasoio di Occam riduciamo la complessità del quadro generale eliminando l’Ente esterno alla natura.

C’è solo la Natura! Questa è un’affermazione che razionalmente posso accettare.

Ora, per Spinoza la Natura è Dio.

Innanzitutto Dio (la Natura) è assolutamente infinito nel senso che non può esserci niente oltre Dio e che, quindi, tutto è Dio. Non c’è differenza tra lui e tutte le cose; cioè non esiste alcuna cosa, al di fuori di Dio, che possa in qualche modo costituirne un limite. Detto con altri termini: Tutto è Natura, la Natura è Tutto.

La visione ontologica di Spinoza ha un’eleganza e compiutezza veramente mirabile. Purtroppo, in molti non riescono ad apprezzarla perché si arrendono di fronte alla terminologia astrusa propria della filosofia del seicento. Termini come sostanza, attributi, modi, estensione, essenza, ecc … non devono spaventare, sono solo etichette, nomi dati da Spinoza ai componenti della struttura del Tutto-Uno.

Vedrai che una volta compreso il significato di questi termini tutto sarà più chiaro.

Cominciamo con ‘essenza’.

Cos’è l’essenza di una cosa? Dal dizionario Treccani: “essenza=la natura propria e immutabile delle cose”. Per esempio, la natura propria e immutabile del triangolo consiste nel fatto che è formato da tre angoli e tre lati e che la somma degli angoli interni è uguale a 180 gradi. Poi c’è il triangolo che esiste attualmente perché l’ho appena disegnato con la matita su un foglio di carta che, necessariamente, è fatto secondo la sua essenza.

Tutte le cose che esistono hanno una propria essenza. Per esempio, l’essenza dell’uomo definisce la natura universale, la forma immutabile dell’homo sapiens che è quella di un animale con due gambe, due braccia, due mani, un cervello ecc. Ogni uomo che nasce è fatto in conformità con quanto definito dall’essenza del genere umano.

Ma non c’è solo l’essenza dell’uomo in generale, c’è anche l’essenza del singolo uomo, per esempio, di Paolo. E’ l’essenza di Paolo che stabilisce come Paolo realmente è, cioè biondo con gli occhi azzurri, alto 1.80, e intelligente. Anche l’abete che vedo al limite del bosco è così com’è per via della sua essenza. Anche le cose piccole come gli atomi hanno una loro essenza. Prediamo l’atomo di idrogeno. Qual è la natura propria e immutabile, cioè l’essenza, dell’atomo di idrogeno? Che è costituito da un elettrone con una carica negativa e da un nucleo con un protone con carica positiva a sua volta formato da due quark up e un quark down. Possiamo esaminare un numero esagerato di atomi di idrogeno ma troveremo sempre che tutti sono costituiti secondo la loro essenza.

Ma dove sono conservate o immagazzinate le informazioni che definiscono l’essenza delle infinite cose dell’universo? E l’essenza di una cosa ha una durata temporale? Lasciamo queste due domande per il momento senza risposta.

Per definire l’essenza, abbiamo usato come esempio dei corpi finiti (Paolo, gli alberi e gli atomi) che occupano un certo spazio fisico e che hanno, quindi, una certa ‘estensione’. Per Spinoza questi corpi finiti sono ‘modi dell’attributo estensione’. Prima di dire cos’è un ‘attributo’ in generale e cos’è l’attributo estensione in particolare soffermiamoci sui modi dell’estensione, cioè sugli infiniti corpi materiali, dalle particelle elementari alle galassie, che costituiscono il nostro universo.

La religione tradizionale dice che il mondo, quindi l’estensione, è stato creato da Dio. Spinoza dice invece che i modi sono espressione degli attributi che a loro volta sono l’essenza di Dio. La differenza è sostanziale non formale. Nell’espressione ciò che è espresso non è al di fuori del soggetto che esprime. I modi espressi dagli attributi non esistono al di fuori degli attributi che li contengono e quindi di Dio. La vite, in estate, esprime i grappoli d’uva ma l’uva è ancora parte della vite.

Come possiamo facilmente sperimentare, i modi dell’estensione esistono nel tempo, hanno cioè una durata temporale.

Prendiamo Paolo.

Paolo esiste dal momento del concepimento quando parti estese piccolissime cominciano a relazionarsi in un determinato rapporto, vive finché le parti estese continuano ad essere unite in tale rapporto e cessa di esistere quando per qualche motivo il rapporto è distrutto. Allora le parti estese costitutive di Paolo cessano di appartenere a Paolo e vanno a ingrassare i vermi. L’essenza di Paolo fa la stessa fine? Lasciamo in sospeso anche questa domanda precisando che l’essenza non ha niente a che fare con l’anima.

I modi inoltre sono soggetti alla legge di causalità. Paolo, per esempio, è stato determinato ad esistere dall’incontro del seme del padre con l’ovulo della madre. La causa efficiente o prossima di Paolo è identificabile nei suoi genitori, a loro volta determinati ad esistere da una precedente causa efficiente. Paolo è allora il risultato di una catena di causalità che va infinitamente indietro nel tempo? Quanto indietro dobbiamo andare per incontrare la causa prima? Per Spinoza questa domanda non ha senso perché la causa dell’esistenza di Paolo e di tutti i modi dell’estensione non è all’inizio della catena ma è la catena stessa.

E’ ora di parlare degli infiniti attributi ciascuno infinito nella propria specie.

Abituati dall’analisi grammaticale insegnata alle scuole elementari siamo tentati di assimilare attributo e aggettivo. Un attributo, in grammatica, è infatti un aggettivo che specifica una qualità o una caratteristica di qualcosa. Diciamo, per esempio, che il cielo è azzurro e il mare tempestoso. Cambiando l’aggettivo non si modifica la natura della cosa descritta: sia che sia calmo, sia che sia tempestoso, il mare non cessa di essere mare.

Nel nostro caso gli attributi non hanno niente a che fare con gli aggettivi ma sono “forme dell’essere comuni a Dio, di cui costituiscono l’essenza, e ai modi che li implicano”.

Questo concetto sembra astruso ma non lo è. Una prima considerazione è che gli infiniti attributi, tutti insieme, costituiscono l’essenza, cioè la natura, di Dio. Si può poi dedurre che gli attribuiti sono comuni a Dio e ai modi. Per esempio, l’attributo estensione è comune a Dio e ai modi dell’estensione, cioè ai corpi materiali finiti, alle creature e a Paolo. Ognuno di questi modi, quindi anche Paolo, implica l’attributo dell’estensione. In che senso? Dove lo implica? Nella sua essenza.

Si può allora dire che l’attributo estensione, oltre a costituire l’essenza di Dio, contiene o comprende l’essenza di Paolo sotto l’aspetto estensione. Possiamo ora rispondere alla domanda posta prima: “dove sono conservate o immagazzinate le informazioni che definiscono l’essenza delle infinite cose dell’universo?” Dov’è il progetto di Paolo? Negli attributi.

Per rispondere alla domanda successiva, “l’essenza di una cosa ha una durata temporale?”, occorre considerare che l’infinità, la perfezione, l’immutabilità e l’eternità sono proprietà di tutti gli attributi. La risposta alla domanda è allora: no, l’essenza non ha una durata temporale ma è immutabile e eterna. E con questo abbiamo risposto anche alla terza e ultima domanda: “l’essenza di Paolo fa la stessa fine?”

L’essenza di Paolo non fa la stessa fine del corpo materiale perché, essendo negli attributi, è eterna. Non bisogna però confondere l’eternità dell’essenza con l’immortalità dell’anima. Con la morte Paolo non scende dalla carrozza del corpo per salire su quella dell’anima e continuare così sulla stessa strada, con gli stessi compagni. Noi non siamo immortali, siamo eterni. O meglio, la nostra essenza è come un’impronta eterna impressa negli attributi divini.

Bisogna però chiarire Il concetto di eternità. Nel suo significato comune ‘eternità’ indica un’infinita estensione del tempo, cioè una durata temporale senza inizio e senza fine. E’ eterno allora ciò che è durato infinitamente nel passato e che infinitamente durerà nel futuro, senza interruzione. Non è questa l’eternità a cui faccio riferimento. L’eternità riferita agli attributi è ‘assoluta atemporalità’, cioè assenza della durata. L’eternità è puro presente senza passato né futuro, o, secondo la definizione di Sant’Agostino, è ‘tota simul’, cioè tutto in una volta, tutti gli eventi della storia dell’universo sono tutti insieme contemporaneamente.

Possiamo allora dire che l’essenza di Paolo era negli attributi prima della sua nascita e sarà ancora lì anche dopo la morte. Se a questo punto non ti gira un po’ la testa vuol dire che non sono stato abbastanza coinvolgente o che non sono stato bravo a spiegare.

Negli esempi fatti finora ho parlato solo dell’attributo estensione. Ce ne sono altri? In effetti ce n’è un numero infinito ma quelli che ci competono sono solo due: quello dell’estensione e quello del pensiero. L’attributo pensiero si esprime nei modi del pensiero sotto forma di singoli pensieri, emozioni, sentimenti, atti di volontà, decisioni, ecc.

Consideriamo i due attributi, quello dell’estensione e quello del pensiero. Spinoza dice che, come tutti gli attributi, essi sono irriducibili e realmente distinti e che, pertanto, non può esserci una relazione di causalità fra modi di due attributi. Questo significa che nessun modo dell’estensione può essere causa di un modo del pensiero e viceversa. Ma noi sperimentiamo che fatti che affettano i modi dell’estensione, per esempio, una martellata sul dito, causano un corrispondente effetto in un modo del pensiero, per esempio, la sensazione di dolore. Come pure, se decido, con un modo del pensiero, di grattarmi la testa, causo il corrispondente movimento di parti estese del corpo come il braccio e la mano.

Come la mettiamo?

Cartesio aveva già affrontato il problema dicendo che c’è un nesso di causalità tra pensiero e corpo e viceversa. Si era poi trovato in difficoltà a spiegare come una cosa immateriale (il pensiero) possa ‘muovere’ una cosa materiale (il corpo).

Qui entra in gioco il concetto spinoziano di parallelismo: esiste una corrispondenza fra modi di attributi diversi. Possiamo infatti chiamare ‘parallele’ due cose o due serie di cose che si trovano in un rapporto costante tale che ognuna abbia necessariamente un corrispondente anche nell’altra anche non essendovi alcun nesso di causalità fra di esse.

Il parallelismo si applica ai modi, e solo ai modi ma ha origine negli attributi. Dio si esprime simultaneamente in tutti gli attributi e, siccome gli attributi sono tutti uguali, l’espressione di Dio si propaga come un’onda istantanea in tutti gli attributi, compresi quelli dell’estensione e del pensiero.

Dal punto di vista dei modi, il pensiero e l’estensione non fanno altro che mimarsi completamente e reciprocamente nelle loro diverse manifestazioni. Se c’è una modificazione di un modo dell’estensione (corpo) deve necessariamente esserci una parallela e simultanea modifica di un corrispondente modo del pensiero (mente) e viceversa.

Ho un sottile foglio di alluminio e lo coloro di verde da un lato e di giallo dall’altro. Prendo un martello e colpisco leggermente il foglio di alluminio sul lato verde procurando una piccola ammaccatura del metallo. Se giro ora il foglio di alluminio dal lato giallo vedo che c’è una protuberanza in corrispondenza dell’avvallamento sul lato verde. Ora immagina che: (1) il lato verde è l’attributo estensione; (2) il lato giallo è l’attributo pensiero; (3) l’ammaccatura sul lato verde è un modo dell’estensione; (4) il bozzo sul lato giallo è un modo del pensiero; (5) il martello è il mezzo con cui Dio si esprime.

A ogni modifica della superficie del lato verde (il corpo), corrisponde una modifica della superficie del lato giallo (la mente) e viceversa. L’ammaccatura sul lato verde può essere una scarica elettro-chimica prodotta dai neuroni del cervello (estensione); la protuberanza sul lato giallo può essere il corrispondente e simultaneo pensiero.

Le due cose, ammaccatura e protuberanza, appaiono simultaneamente ma non sono causa una dell’altra. La causa sta nel martello, cioè Dio.

E’ ora tempo di parlare di Dio.

Finora ho parlato di modi, attributi, essenza, ecc. … verrebbe allora da chiedersi: ma dov’è Dio in tutto ciò? Prima di affrontare il discorso vorrei proporre una terminologia più terra terra. I ‘modi’ sono manifestazioni della natura: tutte le singole cose dell’universo fisico, non solo l’Homo Sapiens, ma anche Paolo; non solo la specie Felis silvestris catus, ma anche Luna la mia gattina. La natura non è però solo composta dai corpi finiti, corruttibili e mortali. La natura è anche un ordine, un insieme di regole eterne e non corruttibili che vengono comunemente chiamate ‘leggi della natura’. Queste leggi non sono nei ‘modi’, sono negli ‘attributi’ ove, oltre a essere custodite le eterne leggi della natura, sono conservati anche gli ‘stampi eterni’, le essenze di tutte le creature. Fin qui ci siamo.

Ora veniamo a noi. C’è una signoria sulla nostra vita: basta essere un po’ obiettivi per vederla. La vita di ogni uomo dipende da una serie di cause esterne a lui: dove e quando è nato, i genitori che l’hanno procreato, il carattere e l’aspetto fisico che si è ritrovato, le mille contingenze della vita, come e quando morirà. Quindi il problema non è se esista o non esista tale signoria, cioè se esista o non esista Dio. Il problema vero è qual è l’identità di questo Dio? Quale Dio è ammissibile secondo ragione? La ragione può vedere da sé che esiste un principio alla cui logica il mondo risponde e può chiamarlo Dio, Sostanza, Uno, Essere, Logos, nella cultura occidentale e Tao, Shinto, Dhamma, in quella orientale.

Trattasi però di un principio ordinatore impersonale e immanente che niente ha a che fare con il Dio personale trascendente della religione tradizionale. Alcuni teologi, come Vito Mancuso, ammettono la signoria sull’uomo del principio ordinatore, ma pongono quest’ultimo nello spazio e nel tempo, per porre nell’altrove, ad un livello superiore, il Dio padre trascendente. Per fare questo Mancuso e i teologi vanno oltre la ragione e si affidano alla fede. Niente di male, ma noi stiamo cercando un Dio che non sia in conflitto con la ragione … se c’è.

Per Spinoza il ‘Principio Ordinatore impersonale e immanente’ è la Sostanza che si esprime in infiniti attributi ciascuno dei quali si esprime in infiniti modi. La Sostanza è assolutamente infinita perché non ammette niente al suo esterno ed è eterna nel senso che gode di ‘assoluta atemporalità’, non è quindi soggetta al divenire nella durata. La Sostanza si esprime tutta insieme, fuori del tempo, nelle leggi eterne della natura (gli attributi) che, a loro volta, si esprimono e producono i corpi finiti (i modi) nello spazio-tempo.

Tutto questo, la sostanza, gli attribuiti e i modi, è Dio. Non c’è niente fuori da Dio. Tutto è Dio.

Spinoza scriveva nel seicento e non poteva conoscere la meccanica quantistica. Se potesse tornare oggi sarebbe impressionato dalla somiglianza del suo concetto di Dio, assolutamente infinito, con la “Undivided Wholeness”, la totalità indivisa, che viene fuori dalla meccanica quantistica. Rimarrebbe inoltre sbalordito nel constatare che i concetti di sostanza, attributi e i modi sono ripresi nell’interpretazione della meccanica quantistica di David Bohm chiamata causale o ontologica.

“Nell’ordine implicato spazio e tempo non sono più i fattori che determinano i rapporti di dipendenza o indipendenza di diversi elementi. Piuttosto, un tipo completamente diverso di collegamento tra elementi è possibile, dal quale le nostre nozioni comuni di spazio e tempo, insieme con quelle di particelle materiali esistenti separatamente, derivano come forme di proiezioni dell’ordine più profondo. Le nozioni comuni di spazio e tempo appaiono invece in quello che è chiamato l’ordine esplicato o dispiegato che è una forma speciale e distinta contenuta all’interno della totalità generale di tutti gli ordini implicati.” (Bohm, Wholeness and the implicate order, 1980).

Bohm parla di un ‘ordine implicato’, ripiegato, racchiuso, contenuto in sé, senza spazio né tempo. E’ facile vedere la corrispondenza tra ordine implicato e sostanza spinoziana.

Secondo Bohm i corpi finiti e separati (i modi) sono manifestazioni nello spazio e nel tempo dell’ordine implicato più profondo. Queste manifestazioni emergono ‘nell’ordine esplicato’ fatto di spazio e tempo e si presentano così alla nostra coscienza sensibile.

Bohm tiene a dire che non bisogna fare l’errore di pensare che i due ordini siano separati e distinti e che uno esca dall’altro: l’ordine esplicato è una forma particolare contenuta dentro l’ordine implicato come i modi sono espressioni immanenti, interne a Dio.

Secondo la teoria di Bohm, nell’ordine implicato tutto è compenetrato in uno spazio multidimensionale. Possiamo immaginare che i corpi dell’ordine esplicato (particelle, pianeti, Paolo, Luna) siano attualizzazioni o manifestazioni tridimensionali di un ordine implicato multidimensionale.

Possiamo allora dire che l’infinito numero di dimensioni dell’ordine implicato corrisponde al numero infinito di attributi della sostanza spinoziana.

Per concludere:

  • il Dio-Natura di Spinoza è la “Undivided Wholeness”, la totalità indivisa della meccanica quantistica;
  • la sostanza infinita, eterna, unica e indivisibile è l’ordine implicato;
  • gli infinti attributi divini sono le infinite dimensioni dell’ordine implicato;
  • i modi, cioè l’Universo e tutte le cose che contiene, sono l’ordine esplicato.
Luigi Di Bianco

ldibianco@alice.it