L’ordine implicato

Meccanica quantistica … per stupidi (8). La non-località è manifestazione di un “ordine” ancora nascosto?

Appena saputo che in questa puntata avrei parlato di ‘ordine’, la mia Luna si è offerta per una dimostrazione pratica di ordinata compostezza.

Guarda la foto: le zampette davanti perfettamente verticali disposte davanti alle zampette di dietro e avvolte ordinatamente dalla coda, l’atteggiamento e lo sguardo improntati ad attenta ma altera sobrietà: proprio una bella dimostrazione Luna ma non è di questo tipo ordine che devo parlare.

Navigando su Facebook ho trovato una citazione che mi sembra molto adatta per iniziare quest’ottavo capitolo.

The most difficult subjects can be explained to the most slow-witted man if he has not formed any idea of them already; but the simplest thing cannot be made clear to the most intelligent man if he is firmly persuaded that he knows already, without a shadow of doubt, what is laid before him .” (L. Tolstoj, The Kingdom of God is Within You, 1894).

“I concetti più difficili possono essere spiegati all’uomo più lento di comprendonio se egli non si è ancora formata alcuna idea in merito; ma la cosa più semplice non può essere spiegata all’uomo più intelligente di questo mondo se egli è fermamente convinto di sapere già tutto, senza ombra di dubbio, sull’argomento che si vuole spiegare.”

Siamo alla fine dell’800 ma Tolstoj ha già intuito il meccanismo di apprendimento del cervello umano. E’ solo nel 1949, che, con ‘la regola di Hebb’, viene precisato come l’apprendimento consista in una modificazione metabolica delle sinapsi che facilita la trasmissione di segnali elettrochimici fra i neuroni del cervello. Questo processo di ‘facilitazione’ è la base fisica dei processi di apprendimento e memorizzazione: quando un’informazione è passata un gran numero di volte attraverso lo stesso ‘sentiero’, cioè la medesima sequenza di sinapsi, le sinapsi stesse sono così ‘facilitate’ che per ritrovare l’informazione memorizzata basta seguire il percorso facilitato.

L’apprendimento e la conoscenza sono indispensabili per la nostra vita quotidiana e, in ultima analisi, alla stessa sopravvivenza del genere umano, quindi la creazione dei sentieri sinaptici facilitati è una necessità del nostro essere. Ma c’è un ma. Si da il caso che la facilitazione eccessiva crei sentieri sinaptici molto profondi, in pratica, dei solchi in cui il pensiero e costretto a muoversi senza mai poter risalire la china e uscire dal tracciato. Questi solchi profondi, o valli del pensiero obbligato, come li chiamo io, sono creati dalla conoscenza certa, assoluta, ‘senza ombra di dubbio’. Ha ragione Tolstoj quindi nel dire che chi non ha ‘ombra di dubbio’, è la persona meno adatta a capire un concetto nuovo perché il suo pensiero è costretto a vagare nella valle del pensiero obbligato.

Le certezze dogmatiche (anche quelle scientifiche alla Bohr), la fede religiosa, le ideologie totalitarie, … i fanatismi vari … sono i costruttori dei valli del pensiero obbligato e provocano una specie di ‘calcificazione’ del cervello per cui non solo le capacità intuitive sono soffocate, ma le stesse potenzialità di apprendimento sono compromesse.

Luna interviene sghignazzando: “ si potrebbe versare dell’anticalcare nell’orecchio? ”. Certo Luna, il pensiero scorrerebbe più liberamente come l’acqua nei tubi ripuliti dalle incrostazioni. Che dici … Calfort va bene?

Ma il principale costruttore di valli del pensiero forzato è il nostro buon senso comune alimentato dalle nostre percezioni sensoriale. Cosa c’è di più certo, senza ombra di dubbio, del fatto che il tempo scorre, ed è in pratica una sequenza lineare di momenti? O che la materia (particelle, atomi, uomini, animali, pianeti, stelle) esiste e si muove nello spazio vuoto tridimensionale? Queste convinzioni assolute sullo spazio tridimensionale e sul tempo che scorre rientrano in una visione globale di ‘ordine’ che, secondo Kant, è l’unico contesto in cui si può indagare e capire il mondo che ci circonda. Si può dire che l’umana epistemologia (dalla parola greca episteme, conoscenza certa) è fondata su questo ‘ordine’.

Perché questa lunga premessa?

Perché, seguendo Bohm, mi accingo a proporre un ‘ordine’ diverso che ‘sta sotto ’ l’ordine che conosciamo. Un ordine che ipotizza che la sequenza lineare di momenti è ‘arrotolata’ in un unico momento; che il moto non implica il tempo; che lo spazio vuoto tridimensionale è, in effetti, un pieno multidimensionale, un’unica struttura senza fratture e separazioni.

Ora se la calcificazione del tuo cervello non ti permette neanche di considerare l’assenza del tempo o il concetto di pieno multidimensionale senza fratture … se sei assolutamente certo, senza ombra di dubbio, che la realtà ultima sia quella che percepisci tramite i tuoi sensi … allora ti consiglio di non continuare con la lettura … perderesti solo tempo.

Conclusa questa lunga premessa torniamo alla Meccanica Quantistica nell’interpretazione di Bohm.

Nel capitolo precedente, per rivedere clicca qui, abbiamo visto che, nell’interpretazione di Bohm dell’esperimento della doppia fenditura, il singolo elettrone è guidato da un potenziale quantico che contiene le informazioni sul background, cioè su tutto quello che circonda l’elettrone stesso. Nell’esperimento in questione, il potenziale quantico rende conto di tutte le strutture del background, per esempio, di tutti i miliardi di miliardi di particelle che compongono lo schermo con le sue fenditure, lo strumento di misura e anche il cervello dello sperimentatore. Eventi e strutture del background influenzano in maniera decisiva il moto dell’elettrone per cui ogni singolo esperimento deve essere considerato nella sua interezza. Nell’analisi del moto dell’elettrone non ci si può quindi limitare alla funzione d’onda del solo elettrone ma occorre considerare la funzione d’onda dell’intero sistema.

Questa nozione è così sconcertante che la maggior parte dei fisici del tempo reagisce in maniera negativa. La posizione alternativa di Bohm è vista come un’eresia rispetto alla dottrina dominante. Secondo la fisica classica l’interazione fra parti di un sistema è indipendente dallo stato del ‘tutto’. Cioè la realtà primaria sono le parti, mentre il tutto, derivato interamente dalle parti e dalla loro interazione, ha una rilevanza solo secondaria. Bohm, introducendo l’ipotesi del potenziale quantico, capovolge le priorità: egli dice che il ‘tutto’ ha rilevanza autonoma e prioritaria rispetto alle parti. Nella sua visione, le parti sono come ballerini che si muovono in modo coordinato al ritmo della musica suonata dal tutto.

Luna mi guarda con un punto interrogativo negli occhi come per dire: “ ma che cosa stai dicendo? ”. D’accordo Luna cercherò di spiegarmi con un esempio. La fisica classica guarda a un sistema come a un insieme di parti. Un’auto per esempio è un sistema formato da moltissime parti. Pensa solo al motore: cilindri, pistoni, candele, ecc … Tutte queste parti sono separate e autonome e il loro funzionamento complessivo determina il funzionamento della macchina. Considera ora un organismo vivente, per esempio, il corpo umano. Anche qui possiamo individuare parti come le gambe, il cuore, i polmoni, il cervello; a differenza delle parti dell’auto, le parti del corpo umano crescono, si sviluppano, decadono, in pratica funzionano in risposta alle esigenze dell’organismo inteso come un tutto intero. Pensa per esempio alle gambe che si allungano con la crescita, o alle cellule che muoiono e nascano nel corpo in ogni istante. Qui le parti sono importanti ma non primarie, primario è il corpo. Le parti non sono neanche autonome … penso che tu sia d’accordo sul fatto che le gambe non decidono autonomamente di allungarsi.

Ecco, Bohm pensa che la natura più profonda sia più come il corpo umano che come un’auto. Chiaro adesso?

Ma Bohm va ben oltre questa ipotesi. Egli suppone che la forza del potenziale quantico non diminuisce con la distanza. In pratica, il potenziale quantico può essere assimilato a un campo gravitazionale presente in tutto lo spazio. Tuttavia, a differenza del campo gravitazionale, il potenziale quantico non diminuisce con la distanza perché il suo effetto ha la stessa forza ovunque, in ogni parte dell’universo.

Questa ipotesi, anche se richiede un grande sforzo per risalire la valle del pensiero obbligato, scaturisce direttamente dal principio di non-località della MQ. In pratica, la proposta di Bohm di presupporre una forza che non diminuisce con la distanza è l’unico tentativo fatto finora di spiegare la non-località.

Considera, per esempio, il teorema di Bell e, in particolare, gli esperimenti di Aspect che confermano il teorema di Bell. Brevemente ricordo che Aspect nei suoi esperimenti analizza il comportamento di due fotoni entangled generati dal decadimento di un atomo di calcio e costretti a muoversi lungo percorsi opposti. Dagli esperimenti risulta che, nel momento in cui un cristallo birifrangente inserito lungo un percorso produce la deviazione di un fotone, anche l’altro fotone, che aveva proseguito in direzione opposta, istantaneamente subisce la stessa deviazione.

Negli esperimenti i due fotoni entangled al momento della deviazione sono distanti 12 metri uno dall’altro. Questa per i fotoni è una distanza esagerata: rapportata al nostro mondo macroscopico corrisponderebbe a parecchi miliardi di chilometri. Come fanno a mantenere un tale sincronismo di comportamento? A prima vista sembra che la deviazione del primo fotone causi la deviazione del secondo. Ma in una relazione di causalità è implicato un certo tempo che non può essere inferiore al tempo che impiega la luce per percorrere 12 metri, cioè per andare dal primo al secondo fotone. Nell’esperimento di Aspect, invece, la causa provoca un effetto istantaneo.

Che significa tutto questo? Nell’articolo sull’esperimento di Aspect ho scritto scherzosamente: “ Che significa? Significa che tutta la fisica conosciuta, basata sulla sequenzialità nel tempo di causa-effetto, se ne ‘ va a puttane’, come si dice in termini scientifici.” La cosa più sconcertante è che i fisici, oltre a non avere una spiegazione del fenomeno della non-località, non si arrischiano neanche a formulare ipotesi in merito. Ad eccezione di Bohm.

Bohm dice che non c’è nessuna relazione di causa-effetto fra i due fotoni entangled. In pratica, non c’è alcuna interazione nel tempo fra le parti, c’è solo il potenziale quantico che governa il moto dei due fotoni. Se il potenziale quantico, come abbiamo visto, non decade con la distanza ed è funzione della posizione dei fotoni, allora si può ipotizzare che i due fotoni sono guidati simultaneamente dall’informazione contenuta nel potenziale quantico, anche se dovessero trovarsi a distanze macroscopiche l’uno dall’altro.

Luna interviene sbuffando: “ questo non è chiaro per niente. Non capisco perché a volte ti metti a parlare difficile ”. OK, allora ti faccio un esempio. Ti ricordi il modellino di Ferrari telecomandato che avevo nel mio articolo precedente? Ora invece di avere un modellino ho due modellini uguali e un solo telecomando. Io sono nascosto con il telecomando dietro un albero e tu stai guardando i modellini che corrono sul piazzale. Sei incuriosita perché quando un modellino gira a destra, anche l’altro gira, istantaneamente, a destra. Come te lo spieghi? La fisica classica, che analizza le parti e non l’insieme, cerca di spiegare questo comportamento come una relazione di causalità fra i due modellini, dice, cioè, che il fatto che un’auto giri causa il cambio di direzione dell’altra. Bohm invece consiglia di non concentrarsi solo sulle parti (le macchinine) ma di considerare tutto quello che c’è intorno. Se vuoi seguire il consiglio di Bohm devi alzare lo sguardo dalle macchinine e guardarti intorno. Vedrai allora che dietro un albero ci sono io con un telecomando che comanda entrambe le macchinine e capirai tutto.

L’analogia è evidente: il segnale del telecomando è il potenziale quantico che causa la simultanea deviazione delle due macchinine. Ma anche quest’analogia può essere fuorviante perché, se ci pensi bene, il segnale per andare dal telecomando alle macchinine impiega un certo tempo. Nell’ipotesi di Bohm non è così perché il potenziale quantico è dappertutto: non c’è necessità che un impulso si muova nel vuoto per andare a guidare le macchinine o i fotoni dell’esperimento di Aspect.

L’analogia, inoltre, non aiuta in nessun modo a ‘vedere’ il tutto indiviso perché nella storia ci sei tu, si sono io, le macchinine, il telecomando ecc … , insomma tutte parti separate. La non-località, ma anche altri fenomeni quantistici come il ‘quantum jump’ o ‘salto quantico’, indicano invece che la realtà più profonda è un continuo indiviso o, come dice Bohm, un ‘undivided wholeness’, insomma un ‘tutto indiviso’.

Il balzo concettuale che Bohm propone a questo punto è paragonabile allo sconvolgimento dell’ordine cosmico tolemaico operato da Copernico, Keplero e Galileo.

To begin with undivided wholeness means that we must drop the mechanistic order” (Bohm, Wholeness and the implicate order). “Per cominciare con il tutto indiviso dobbiamo dimenticarci dell’ordine meccanico”. Per intenderci, dovremmo dimenticarci di vivere nello spazio e nel tempo! Dovremmo superare il nostro attuale concetto di ordine, quello meccanicistico così ben espresso dal sistema di coordinate cartesiane che modella parti/corpi interagenti in uno spazio tridimensionale. Evidentemente questo richiede uno sforzo enorme di risalita dalla valle del pensiero obbligato perché la nostra attuale nozione di ordine è pervasiva, coinvolge non solo la mente ma anche i sensi, i nostri sentimenti, le nostre intuizioni, i nostri movimenti fisici, le nostre relazioni con gli altri e con la società nel suo complesso. In pratica, l’ordine meccanicistico permea tutti i momenti della nostra vita.

E’ molto difficile quindi fare un passo indietro rispetto al nostro concetto di ordine per considerare seriamente una nuova nozione di ordine. Andiamo comunque avanti senza pregiudizi e chiusure mentali.

Il nuovo ordine che Bohm propone è il cosiddetto ‘Implicate Order’. Ho subito qualche difficoltà a tradurre il termine inglese ‘implicate’. Nel dizionario inglese-italiano non esiste l’aggettivo implicate, esiste il verbo che significa implicare ma il suo participio passato sarebbe implicated. Comunque, la traduzione italiana ‘implicato’ rende bene il concetto che Bohm vuole esprimere: un ordine ripiegato, racchiuso, contenuto in sé, avvolto, arrotolato, nascosto. Userò allora la terminologia ‘ordine implicato’ anche se nei testi italiani che ho consultato, viene più spesso usata la terminologia ‘ordine implicito’.

In the enfolded or implicate order, space and time are no longer the dominant factors determining the relationships of dependence or independence of different elements. Rather, an entirely different sort of basic connection of elements is possible, from which our ordinary notions of space and time, along with those of separately existent material particles, are abstracted as forms derived from the deeper order. These ordinary notions in fact appear in what is called the ‘ explicate’ or ‘unfolded ’ order, which is a special and distinguished form contained within the general totality of all the implicate orders ” (Bohm, Wholeness and the implicate order, 1980).

“Nell’ordine ripiegato o implicato spazio e tempo non sono più i fattori dominanti che determinano i rapporti di dipendenza o indipendenza di diversi elementi. Piuttosto un tipo completamente diverso di collegamento tra elementi è possibile, dal quale le nostre nozioni comuni di spazio e tempo, insieme con quelle di particelle materiali esistenti separatamente, derivano come forme di proiezioni dell’ordine più profondo. Le nozioni comuni di spazio e tempo appaiono invece in quello che è chiamato l’ordine esplicato o dispiegato che è una forma speciale e distinta contenuta all’interno della totalità generale di tutti gli ordini implicati.”

Bohm, oltre all’ordine implicato, teorizza quindi anche un ordine esplicato (dispiegato, manifesto, srotolato, esplicito) che è quello cui noi siamo abituati e dove lo spazio e il tempo tornano a farla da padroni. Non bisogna fare l’errore di pensare che i due ordini siano separati e distinti e che uno esca dall’altro come purtroppo appare dalle analogie visive che mi accingo a proporti. Ricorda sempre che l’ordine esplicato è una forma particolare contenuta dentro l’ordine implicato. Non può essere diversamente altrimenti non potremmo parlare di ‘wholeness’, unità del tutto.

La prima analogia che propongo è il dispiegamento di un origami, l’arte giapponese di piegare la carta. Ho preparato un’animazione che serve a visualizzare i continui processi di: (1) ‘unfoldment’ (dispiegamento, srotolamento) dell’ordine implicato nell’ordine esplicato e (2) di ‘enfoldment’ (avvolgimento, arrotolamento) dell’ordine esplicato in quello implicato. Nell’animazione gli incessanti processi di dispiegamento e avvolgimento, sembrano svolgersi nel tempo. Non è così. Devi immaginare i processi di unfoldment e enfoldment come un movimento del tutto, o ‘olomovimento’ come lo chiama Bohm, che avviene in assenza di tempo. So che è difficile … ma provaci. Io riesco a intuire lontanamente l’assenza di tempo se immagino il tempo della nostra esperienza, quello dell’orologio per intenderci, come una sequenza lineare di momenti che si arrotola su se stessa in un agglomerato di momenti, un super-momento, non lineare, che contiene i sé tutti i momenti, tutte le informazioni e pensieri. Se spogliamo il tempo della caratteristica della linearità, allora, non è più il tempo che noi conosciamo … è più come il tempo segnato da un orologio fermo. L’organizzazione lineare di tempo e pensiero dell’ordine esplicato non è necessariamente una caratteristica dell’ordine implicato e dell’olomovimento.

L’animazione rende bene quello che Krishnamurti chiama ‘flowering’ o ‘fioritura’ della realtà manifesta (ordine esplicato).

La piccola sfera iniziale rappresenta l’ordine implicato che, come detto prima, non è ordine di spazio e tempo. Disegnarlo come un una piccola sfera non è corretto perché, non essendoci lo spazio, avrei dovuto disegnare una sfera senza dimensioni. Cosa non possibile. Guardando l’animazione ricorda che la piccola sfera non ha dimensioni ed è fuori del tempo. 

Lo spazio e tempo ‘fioriscono’ dall’ordine implicato e sono visualizzati come i petali del fiore di carta dell’ordine esplicato. Quest’ultimo è l’ordine manifesto, del senso comune, indagato dalla fisica. Qui le cose sono disposte ciascuna nella regione di spazio e tempo di competenza e fuori della regione destinata ad altre cose.

Nell’ordine implicato invece tutte le cose e tutti momenti sono compenetrati in uno spazio multidimensionale. Luna a questo punto interviene … diciamo che me lo aspettavo. Con la sua faccina curiosa sembra chiedere: “ma che significa che tutte le cose e tutti momenti sono compenetrati in uno spazio multidimensionale? E cos’è uno spazio multidimensionale? ” Cara Luna … questa è una domanda molto difficile … vediamo come posso risponderti. Per quanto riguarda le dimensioni dello spazio, forse tu già sai che noi viviamo in un universo a 3 dimensioni. Più precisamente, se consideriamo anche il tempo, allora viviamo in un continuo spaziotemporale a 4 dimensioni. O meglio … questo è quello che noi sperimentiamo nell’ordine manifesto o esplicato. In contrapposizione all’ordine esplicato, Bohm dice che l’ordine implicato non è né a 3 né a 4 dimensioni … ha un numero infinito di dimensioni.

Luna mi sembra più perplessa di prima. Ok, propongo allora l’analogia dell’acquario.

In una stanza abbiamo un acquario tridimensionale con una certa altezza, larghezza e profondità. In un’altra stanza abbiamo due monitor televisivi che ci fanno vedere immagini bidimensionali (ovvio … hanno, infatti, solo un’altezza e una larghezza). Ci sei fin qui?

Ora io voglio usare la relazione fra le immagini bidimensionali sui monitor e l’acquario tridimensionale come metafora del rapporto fra l’ordine esplicato tridimensionale e l’ordine implicato multidimensionale. Così come le immagini bidimensionali sul monitor sono proiezioni o aspetti di un acquario tridimensionale, allo stesso modo i corpi materiali tridimensionali dell’ordine esplicato (particelle, atomi, pianeti) sono proiezioni o aspetti della realtà multidimensionale dell’ordine implicato.

Nella stanza dell’ordine tridimensionale c’è un pescetto rosso che nuota tranquillamente nell’acquario. Ci sono anche due telecamere puntate ortogonalmente, una sul lato lungo dell’acquario, l’altra sul lato corto. Tu sei in un’altra stanza, quella dell’ordine bidimensionale, e, non avendoli mai visti prima, tutto ciò che sai di pesci e acquario è quello che vedi sui due monitor.

Se osservi i due monitor televisivi, puoi immaginare che i pesci che vedi sugli schermi siano, in effetti, due entità differenti. Infatti, essendo le telecamere poste ad angolo retto, i due monitor mostrano due pesci sempre diversi. Se continui a guardare attentamente, a un certo punto, ti renderai conto che esiste una certa relazione tra i due pesci. Quando uno si gira, anche l’altro si gira. Quando uno guarda di fronte, l’altro guarda di lato. In pratica, quando un pesce fa un certo movimento, l’altro fa istantaneamente un movimento correlato e corrispondente. Puoi allora immaginare che i due pesci comunicano tra di loro in modo istantaneo, con qualche strumento sconosciuto.

Questo è tutto quello che nella stanza dell’ordine bidimensionali tu puoi intuire della realtà tridimensionale.

Naturalmente, noi sappiamo che i due pesci sui monitor non corrispondono a due entità separate. Sappiamo invece che le due immagini sono riferite a un singolo pesce che è la sorgente comune di entrambe (questo spiega la correlazione fra immagini senza dover presupporre una relazione causale fra le due). Sappiamo anche che il pesce nell’acquario ha una dimensione in più (tre dimensioni) rispetto alle immagini sui monitor (due dimensioni). O, per dirlo con altre parole, le due immagini sono attualizzazioni bidimensionali di una realtà tridimensionale.

L’analogia appena descritta può aiutare a vedere con l’immaginazione la correlazione fra l’ordine esplicato tridimensionale e l’ordine implicato multidimensionale. Puoi cioè immaginare che i corpi dell’ordine esplicato (particelle, pianeti … ) sono attualizzazioni o manifestazioni tridimensionali di un ordine implicato multidimensionale. Ma quante dimensioni ci sono nell’ordine implicato? Bohm dice che un sistema costituito da N particelle è la manifestazione di una realtà a 3N dimensioni. Nel caso particolare dei due fotoni dell’esperimento di Aspect, i due fotoni possono essere considerati attualizzazioni tridimensionali di una realtà implicata esadimensionale (6 dimensioni). Allargando il discorso, siccome l’unità del tutto ci impone di considerare l’universo intero come una realtà unica e indivisibile, con tutte le sue particelle e i suoi campi, dobbiamo dedurne che le dimensioni dell’ordine implicato sono infinite.

Luna mi ha seguito fin qui con attenzione ma ora vedo che vuole interrompermi. Vuole dirmi: “ Credo di aver capito la faccenda della multidimensionalità ma ho anche capito che l’ordine implicato è qualcosa d’impenetrabile, oscuro, imperscrutabile. Che cosa vuol dire per esempio quella faccenda della compenetrazione di cui hai parlato prima?

Cara Luna ti risponderò con le parole che usa il fisico e saggista austriaco Fritjof Capra nel suo libro “Il Tao della fisica”: “ Tutte le descrizioni verbali della realtà sono imprecise e incomplete. L’esperienza diretta della realtà trascende l’ambito del pensiero e del linguaggio ”. Non è colpa mia, quindi, se la realtà fondamentale è così difficile da descrivere. Hai ragione per quanto riguarda la compenetrazione. L’analogia dell’acquario è utile ad afferrare visivamente la correlazione in termini di dimensioni fra i due ordini ma può essere fuorviante se si vuol ‘vedere’ la compenetrazione di spazio e tempo nell’ordine implicato. Infatti, ci viene spontaneo pensare al pesce nell’acquario, metafora dell’ordine implicato, come a un agglomerato di particelle disposte nello spazio e nel tempo. L’ordine implicato non è così: l’ordine di spazio e tempo non si applica a questo livello.

C’è un’altra analogia per ‘visualizzare’ la compenetrazione dell’ordine esplicato nell’ordine implicato.

Supponiamo di avere un congegno formato da un recipiente di vetro e un cilindro posto concentricamente dentro il recipiente di vetro. Il recipiente esterno è dotato di apposite maniglie per farlo ruotare rispetto al cilindro centrale che rimane fermo.

Riempiamo adesso il recipiente di vetro con un fluido molto viscoso, come la glicerina, e facciamo cadere una gocciolina d’inchiostro nero insolubile, composto di particelle di carbonio, sulla superficie della glicerina.

Quello che puoi vedere adesso è una gocciolina nera più o meno circolare, che galleggia su un liquido viscoso incolore. La gocciolina, nella nostra analogia, rappresenta un oggetto dell’ordine esplicato.

A questo punto comincio a girare lentamente il recipiente di vetro esterno. Che cosa succede?

La massa di glicerina è deformata in modo tale che è più ‘stirata’ in prossimità della parete esterna del recipiente di vetro perché le parti del fluido che si trovano in questa zona si muovono più velocemente rispetto a quelle che si trovano vicine al cilindro interno. La goccia d’inchiostro, inizialmente di forma circolare, essendo poggiata sul fluido viscoso, si deforma anch’essa, viene ‘stirata’, e comincia ad allungarsi come nella figura.

Se continuo a girare le manopole, vedrò che la gocciolina d’inchiostro si allunga sempre di più lasciando dietro di se una lunga scia o traccia scura causata dalla dispersione delle particelle di carbonio nel fluido. La traccia scura, man mano che giro le manopole, diventa sempre più tenue fino a sparire del tutto. Dopo un certo numero di giri del cilindro esterno sembra che l’inchiostro si sia completamente amalgamato nella glicerina. In pratica, la densità delle particelle di carbonio nel fluido è scesa al di sotto di una soglia minima per cui non è più possibile vederle a occhio nudo.

L’analogia è utile a capire il processo di ‘enfoldment’ o injection, cioè del passaggio dall’ordine esplicato (manifesto) all’ordine implicato (nascosto). Ora ti faccio una domanda: alla fine del processo c’è qualcosa di ‘ordinato’ nella disposizione delle particelle di carbonio nel fluido? A prima vista si direbbe di no, infatti, le particelle di carbonio, se viste al microscopio, apparirebbero disposte nel fluido in modo assolutamente casuale.

A questo punto inverto il senso di rotazione del recipiente di vetro. Secondo note leggi di fluidodinamica, invertendo il senso di rotazione del cilindro esterno, tutte le parti del fluido si ricompongono ripercorrendo lo stesso percorso e cancellando la deformazione subita in precedenza. Insieme al fluido anche le particelle di carbonio ripercorrono il percorso inverso, una tenue traccia d’inchiostro ricomincia ad apparire, e, infine, si riforma la goccia originaria. Sembra che ciascuna particella di carbonio conosca il percorso da seguire e la sua posizione definitiva nella goccia. Allora, alla domanda di prima dobbiamo rispondere che, sì, nel fluido enfolded c’era un ordine nascosto.

Questo è il processo di ‘unfoldment’ o projection dall’ordine implicito (nascosto) all’ordine esplicato (manifesto).

Il flusso incessante di enfoldment e unfoldment è quello che Bohm chiama olomovimento o holoflux.

Descrivendo l’analogia dell’inchiostro nella glicerina, Bohm scrive: “ Quest’analogia è molto significativa per la questione dell’Ordine, poiché, quando la goccia d’inchiostro è diffusa nella glicerina, continua tuttavia a mantenere un ordine nascosto (cioè non manifesto), che si rivela solo nel momento in cui la goccia è ricostruita. D’altra parte, nel linguaggio comune, noi tendiamo a dire che l’inchiostro nella glicerina, mentre è diffuso, è in uno stato di disordine ”.

Come tutte le analogie anche questa ha i suoi limiti. Nell’analogia, le particelle di carbonio, quando smetto di far girare il cilindro, anche se non sono visibili a occhio nudo, sono comunque spazialmente disposte (localmente) nel fluido come parti separate. Nell’ordine implicato, invece, bisogna immaginare che la scia o traccia diventa infinitamente sottile ed è quindi da considerare diffusa (non-localmente) in qualsiasi volume di fluido per quanto piccolo esso sia.

Continuiamo con l’analogia per dare risposta a Luna in merito a quello che lei chiama la faccenda della compenetrazione. Per ‘vedere’ come due oggetti dell’ordine esplicato si compenetrino nell’ordine implicato modifico l’esperimento. Questa volta, per facilitare la visualizzazione, inserisco, all’interno del fluido, due gocce d’inchiostro di colore diverso, rosso e blu.

Quando ruoto il recipiente di vetro, la deformazione del fluido deforma le due gocce diffondendo le particelle d’inchiostro in due tracce distinte. Come nel caso precedente, il processo di enfoldment è concluso quando le due tracce d’inchiostro diventano invisibili nel fluido vischioso.

Se a questo punto vado ad analizzare una certa area del fluido con un microscopio, troverò delle particelle rosse e delle particelle blu mischiate apparentemente in modo casuale, come in figura. Come vedi cara Luna, le due tracce sono compenetrate una nell’altra. Ora prova a pensare in grande: tutte le particelle dell’universo, anche quelle del tuo corpo, sono compenetrare allo stesso modo. Non solo … tutte le particelle dell’universo, mischiate in maniera apparentemente casuale, possiedono le ‘informazioni’ per potersi manifestare nell’ordine esplicato.

Infatti, riprendendo l’analogia, se inverto il senso di rotazione del recipiente di vetro, ogni singola particella riprenderà il suo posto nella goccia originaria. Se analizzo il processo di unfoldment al microscopio, vedrò dei movimenti interessanti. Per esempio, una particella d’inchiostro rosso e una d’inchiostro blu che inizialmente sono vicine cominciano ad allontanarsi l’una dall’altra. Due particelle di colore rosso che inizialmente sono distanti cominciano invece ad avvicinarsi. E come se particelle distanti dello stesso colore sapessero di avere un destino comune diverso da quello delle particelle di colore diverso cui pure sono vicine. Ogni particella appartiene a un certo insieme all’interno del quale è correlata alle altre particelle da una ‘forza di necessità’ comune che le porta, in ultima istanza, a ricostruire la goccia originaria.

Anche in questo caso penso di dover evidenziare i limiti dell’analogia. Nell’esperimento appena descritto, la ‘forza di necessità’ opera meccanicamente, come il movimento del fluido, secondo leggi meccaniche ben conosciute di fluidodinamica. È il momento adesso di abbandonare l’analogia meccanica e di considerare invece che la ‘forza di necessità’ è generata dall’olomovimento le cui leggi non sono leggi meccaniche. In prima approssimazione si può dire che le leggi dell’olomovimento somigliano a quelle della MQ, vedi non-località, salto quantico, ecc. , ma che, più in generale, vanno ben oltre fino a essere solo vagamente intuibili.

Ho ancora molto da dire sull’analogia dell’inchiostro nella glicerina; devo poi introdurre una metafora ancora più potente, quella dell’ologramma. Di questo parlerò nella prossima puntata.

Finisco con una riflessione. Secondo Bohm non solo le particelle materiali sono compenetrate, enfolded, nell’ordine implicato … ma anche il tempo e la coscienza. Il nostro corpo, il nostro tempo e i nostri pensieri sono ‘fioriture’ o manifestazioni dell’ordine implicato. In quanto tali, sono ‘fiori’ relativamente e temporaneamente stabili e separati, perché, di fatto, non sono separati, ma collegati con il tutto che è in tutto l’ordine implicato. Spinoza, nel seicento, diceva che quello che sta-sotto, cioè la Sostanza infinita, eterna, unica e indivisibile, cioè Dio, si manifesta ai nostri sensi come materia (res extensa) e come pensiero (res cogitans). La somiglianza è impressionante: l’ordine implicato sarebbe Dio stesso, l’ordine esplicato la manifestazione di Dio, l’Universo, la Natura.

Il filosofo Renée Weber, in una conversazione del 1986, chiede a Bohm: “ Is the implicate order a euphemism for God? ”.

Bohm risponde: “… the implicate order is part of a greater implicate order, the super-implicate order. The implicate order is not a euphemism for God because it is limited ”.

Weber: “ Then let’s shift the question to the ultimate super super implicate order ”.

Bohm: “ We are not saying that any of this is another word for God. I would put it in another way: people had insight in the past about a form of intelligence that had organized the universe and they personalized it and called it God. A similar insight can prevail today without personalizing it and without calling it a personal God ”.

Appunto … non il Dio personale delle religioni tradizionali che agisce per atti di volontà e interviene nelle vicende umane, ma la Sostanza di Spinoza che agisce per la sola ‘forza di necessità’ del suo essere.

Luigi Di Bianco

ldibianco@alice.it