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Le mie riflessioni sulla vita e la Natura

Qual è il senso dell’universo, della Vita, della mia vita ?

… e ancora: esiste Dio? quale Dio?

Fiat lux

A queste domande, forse per pigrizia mentale o forse perchè preso da pensieri quotidiani più terra terra, non ho mai veramente cercato di dare risposta.
Sento, invece, adesso un bisogno di approfondire e di capirci qualcosa. Sarà forse colpa dell’età!? Innanzitutto, è possibile rispondere a queste domande?

Qualcuno potrebbe obiettare che la mente umana non ha capacità cognitive e sensoriali sufficienti per dare una risposta a queste domande. Meglio lasciar perdere … suggerirebbe costui. In effetti, relegati come siamo in un piccolo, remoto angolo dello spaziotempo, possiamo cogliere con la nostra mente solo un’infinitesima parte della Realtà.
Io stesso, per molti anni, ho flirtato con il punto di vista ‘scettico’, con l’idea di Socrate che “tutto quello che so è che non so niente ”. 

Ma se dico di ‘non sapere niente ‘ non posso nemmeno essere consapevole di me stesso, neanche del fatto che ora sono quì seduto a scrivere.Questa posizione mi sembra ora sterile e improduttiva e mi sembra che porti al vuoto spirituale, alla conclusione che la mia esistenza sia inutile, priva di significato.

Albert Einstein ha scritto: “chiunque crede che la sua propria vita e quella dei suoi simili sia priva di significato è non soltanto infelice, ma appena capace di vivere“. Sono pienamente daccordo.

Alle stesse domande altri potrebbero rispondere: “Sì! certo! Le risposte ci sono già tutte nella fede, nelle sacre scritture“. Io però non riesco ad accettare il pacco dono della fede, la “verità rivelata”. Innanzitutto perché mi sembra che la fede, per essere accessibile alle menti semplici delle masse, semplifichi tutto, cerchi di rinchiudere l’infinito, l’immenso ed eterno nel finito della nostra povera mente con le sue limitate capacità. Poi non riesco ad immaginare un Dio che interviene nelle vicende umane, un Dio con passioni e psicologia umane che ricompensa e punisce. Infine non mi convince l’idea della vita eterna, dell’uomo che sopravvive alla propria morte. Questa idea mi sembra frutto della paura della morte, oltre che di una presunzione irragionevole, di un egoismo ridicolo.

Ciò nonostante sento dentro di me una profonda religiosità. E’ un sentimento che mi accompagna, con alti e bassi, da quando, bambino, sentivo la gioia sgorgarmi spontanea durante i riti religiosi. Ricordo che non riuscivo mai a trattenere le lacrime quando, nel coro della cattedrale di Amalfi, attaccavamo il ‘Te Deum laudamus’ nelle messe solenni.
Più tardi da adolescente, nelle notti calme d’estate, qualche volta andavo da solo sugli scogli della torre. Nel silenzio assoluto rotto solo dallo sciacquio dolce e lento del mare contro scogli, il cielo senza luna incredibilmente stellato in alto, il mare nero e immoto davanti a me mi riempivano di una sensazione mistica di appartenenza che mi gonfiava il cuore di emozioni incredibili.

Credo che non sia estraneo alla mia tendenza al misticismo il fatto che io sia nato e cresciuto in luoghi bellissimi dove si sente fisicamente la grandezza di Dio che ti avvolge da tutti i lati e investe tutti i sensi.

Alla domanda ‘Dio esiste?‘ sono tentato di rispondere ‘Sì, esiste!‘ … ma certo il concetto del Dio antropomorfo della religione tradizionale è per me assolutamente inadeguato. Per me, se esiste, Dio deve essere qualcosa di veramente grandioso, inimmaginabile, inafferrabile … non la proiezione della nostra umana natura. Se c’è un Dio, deve essere un Dio più ‘sottile’ di quello descritto dai preti. Qual’è la grandezza di un Dio la cui ambizione più grande è quella di essere venerato da un curioso animale bipede che per un’infinitesima frazione del tempo totale dell’universo si è trovato ad essere l’animale più evoluto su un pianeta, la Terra, che è solo uno dei miliardi di miliardi di corpi celesti dell’universo conosciuto?

Mi presento.

Mi chiamo Luigi Di Bianco.  Sono nato a Erchie, sulla Costiera Amalfitana, provincia di Salerno, ma vivo in un piccolo paese di montagna della Val Pusteria in provincia di Bolzano. Nel mio background non ho studi sistematici di filosofia o di fisica teorica né tantomeno di teologia. La mia vita professionale si è svolta, con qualche successo, nel campo dell’Information Technology. Prima di ritirarmi in pensione ho lavorato a Bruxelles, in Belgio, prima come consulente informatico della NATO, poi come consulente free-lance per numerose aziende in Francia, Inghilterra, Turchia e Stati Uniti. Durante questo periodo sono stato un “frequent flier“, ho cioè molto viaggiato in giro per il mondo.

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Andando in pensione mi sono fermato in questa oasi di pace in Alto Adige e ho potuto finalmente approfondire temi che erano stati sempre latenti da qualche parte nella mia mente. In un primo momento ho cominciato a leggere di tutto in maniera disordinata saltando dagli scritti divulgativi di Hawking a S. Tommaso, dalla teoria della relatività a Aristotele. Poi, tramite Einstein, ho incontrato Spinoza e la sua ‘Etica’ ed un meraviglioso, vastissimo, sconosciuto nuovo orizzonte si è aperto davanti a me. Le sensazioni che ho provato quando i primi squarci di luce hanno cominciato ad illuminare il testo ‘oscuro’ dell’Etica  sono state molto simili a quelle descritte da J.W. Goethe in ‘Poesia e Verità:

Dopo che mi ero guardato attorno in tutto il mondo per trovare un mezzo di foggiare la mia strana natura, mi imbattei alla fine nell’Etica di quest’uomo. Non saprei render conto di quello che ho tratto dalla lettura dell’opera, di quel che ci ho messo di mio: basti dire che vi trovai un acquietamento delle passioni, e parve mi si aprisse un’ampia e libera veduta del mondo sensibile e morale” .

Per me, intraprendere  la lettura dell’Etica è stato come avventurarmi in un mondo del pensiero sconosciuto, imprevedibile ed affascinante. Grazie a Spinoza ho capito che l’abusata espressione “Uno è tutto, tutto è Uno” non è una mera astrazione poetica ma descrive la realtà così com’è. La vera astrazione è l’operazione con cui noi separiamo dal Tutto le realtà finite, noi stessi, i corpi concreti, le cose materiali che cadono sotto la nostra esperienza. E’ proprio il senso comune ad essere la forma estrema, ed al tempo stesso estremamente inconsapevole, di astrazione. E’ la nostra percezione del mondo come molteplicità frantumata ad essere il vero imbroglio perpetrato dalla nostra povera umana sensibilità.

Nessuna delle cose finite può essere concepita “per sé”.
Gli esseri finiti, l’uomo, io stesso, gli animali, o qualsiasi cosa materiale non possono essere compresi, non hanno senso se presi “per sé ”.  Noi abbiamo senso solo come parte di un Tutto, un Tutto ‘concepito per sé’,  “il cui concetto non ha bisogno del concetto di un’altra cosa dal quale debba essere formato”, in altre parole l’Ente assolutamente infinito, Dio, cioè la Natura.

Luigi Di Bianco

ldibianco45@gmail.com