Temporale notturno

Temporale notturno. Terzo giorno

… per cominciare dall’inizio

Dopo ore di brontolii repressi e subitanee saette dietro le cime in lontananza, finalmente il temporale si è scatenato: lampi, tuoni, pioggia e raffiche di vento investono il Rifugio Lagazuòi.

Stefano ed Enrico sono a letto, hanno appena spento la luce quando un fulmine e un forte boato scuotono letteralmente il rifugio.

“Questo deve essere caduto sul parafulmini del rifugio” dice Stefano “Immagina se un temporale del genere ci coglie all’aperto sui sentieri … come ce la caveremmo? Senti che raffiche di vento! Una tenda non servirebbe a niente …. sarebbe strappata via in un attimo e ci troveremmo sotto l’acqua e al freddo.”

“E i fulmini? Io avrei più paura dei fulmini.” risponde Enrico “Meno male che oggi ce la siamo cavata. In futuro dobbiamo fare più attenzione alle previsioni del tempo e comportarci di conseguenza. Oggi, per esempio, abbiamo agito con leggerezza. Pur sapendo del temporale in arrivo ci siamo comportati come se niente fosse”.

Rimangono in silenzio ad ascoltare il rombo quasi continuo dei tuoni e gli scrosci di pioggia che si abbattano sui vetri della finestra sospinti da raffiche di vento.

“Hai visto che bella che è Lizzy? Quanti anni avrà secondo te?” chiede Stefano.

“Venticinque? Comunque meno di trenta”.

Stefano: “Sì, credo anch’io. La sua amica Ingrid avrà almeno dieci anni più di lei”.

“No, è più vecchia secondo me. Ingrid non ha detto che è stata insegnante di Lizzy? Questo vuole dire che avrà almeno cinquanta anni. Ma non capisco che tipo di rapporto c’è tra le due, sembrano madre e figlia.”

“Come non l’hai capito? Sono una coppia. Non hai notato l’atteggiamento protettivo di Ingrid e gli sguardi dolci di Lizzy?”

“Sì, in effetti, a pensarci bene può essere così” risponde Enrico riflessivo.

“Peccato però …” dice Stefano.

“Che vuoi dire? Vorresti provarci anche con Lizzy? Non stai già flirtando con Roberta?”

Il vento sta calando, lampi e tuoni si sono spostati verso sud. Per un po’ un silenzio imbarazzato regna nel buio della stanza.

Poi Stefano rompe gli indugi: “Sì, è vero sono attratto da Roberta, ma questa non è una novità. Lei è stata sempre nei miei sogni fin da ragazzo. La novità è che, per la prima volta, credo che il mio sentimento sia corrisposto.”

“E allora?”

“Ho due problemi” risponde Stefano “Il primo riguarda Roberta. Lei è una ragazza romantica, sensibile che si innamora facilmente. A me invece piacerebbe avere un flirt passionale senza impegni … non ho alcuna intenzione di iniziare una relazione seria e duratura. Insomma, non vorrei farla soffrire.”

“L’altro problema?”

“L’altro problema sei tu” risponde Stefano “so quanto ci tieni a Roberta e non voglio che tra noi due sorgano malintesi e rivalità. Ci tengo molto alla tua amicizia.”

“Ti ringrazio del pensiero ma devo dirti la verità. Prima di cena Roberta è venuta a cercarti qui in camera. Tu eri già sceso giù e abbiamo parlato un po’ noi due. Sai cosa mi ha detto? Che lei è orientata a vivere in libertà questi giorni di escursione e poi … ognuno per la sua strada, senza strascichi sentimentali. Da quello che ho capito credo che abbia tutte le intenzioni di lasciarsi andare un po’ nei prossimi giorni.”

“Non ci credo” risponde Stefano dopo un lungo silenzio “Non è nello stile di Roberta. Ma veramente credi che farebbe sesso per il piacere di farlo senza la protezione psicologica del sentimento e dell’amore eterno?”

“Invece sembra che sia proprio così. Il tuo primo problema non esiste. Per il secondo non devi preoccuparti: se Roberta è contenta sono contento anch’io”.

Non si sentono più tuoni, il temporale è passato.

“Tu che ti atteggi a filosofo, che ne pensi dell’atto sessuale fine a se stesso senza coinvolgimento sentimentale?” chiede Stefano dopo qualche minuto.

“Bella domanda. Devo prenderla da lontano, scusami. Le infinite interazioni che abbiamo con il mondo esterno ci procurano, fondamentalmente, due tipi di affetti, o se preferisci, di sentimenti: o di gioia o di tristezza. La gioia significa soddisfazione, miglioramento della qualità di vita, o come dicono i filosofi, aumento della potenza di agire. La tristezza è deprimente, abbassa la qualità di vita e la potenza di agire. Ora un incontro sessuale può essere sia un buon incontro che genera gioia sia un cattivo incontro che genera tristezza.”

Stefano: “Falla corta altrimenti mi addormento.”

“Ok, provo a sintetizzare. Proviamo una gioia quando ci relazioniamo con un oggetto, un pensiero, una persona che si accorda con noi. In questo caso si stabilisce un rapporto di composizione del soggetto con l’oggetto. E’ evidente che l’atto sessuale di una coppia che si ama è un incontro che comporta un accordo e implica la compenetrazione e composizione del corpo e dello spirito dei partner. In questo caso, il rapporto sessuale è un buon incontro: causa gioia, migliore qualità di vita e potenza di agire dei soggetti coinvolti.”

“Questo lo capisco … ma io ti chiedevo del sesso senza amore”.

“Ci arrivo” replica Enrico “se l’atto sessuale è un egoistico prendere il piacere usando il partner come strumento della propria soddisfazione allora non si stabilisce alcun rapporto di composizione. Anche se c’è l’effimera gioia del piacere, il bilancio totale è di tristezza, degrado e depressione. Questo è un cattivo incontro.”

“Ma fai il caso di due persone che non si amano ma che decidono darsi piacere a vicenda con rispetto reciproco e forse anche con un po’ di affetto e tenerezza.”

“Se si pone l’altro al centro dell’attenzione e si cerca di comporre una compenetrazione fisica soddisfacente per entrambi, questo può essere un buon incontro perché necessariamente ci sarà una composizione anche spirituale.”

“Allora non c’è niente di sbagliato se corteggio Roberta? Sarei moralmente nel giusto?” chiede Stefano.

“Si … se per moralmente giusto intendi eticamente corretto … ma questa distinzione è troppo lunga da spiegare.”

Dopo una breve pausa, Enrico cerca alleggerire la conversazione: “Ma puoi sempre provarci con Lizzy, hai visto che sguardi ammiccanti? Sono sicuro che le piacciono anche gli uomini.”

“Sai chi mi ricorda?” dice Stefano “quella ragazza tedesca che veniva a Riaci con i genitori ogni anno nel mese di maggio. Come si chiamava?”

“Sylvie” risponde Enrico.

“Ricordo che eri cotto pazzo di lei. E’ venuta a Riaci per tre anni di seguito se ricordo bene”.

“Si, la prima volta che è venuta a Riaci lei aveva quindici anni e io sedici e ci siamo innamorati senza che io capissi una parola di tedesco e lei d’italiano. Il primo anno passavamo ore a baciarci, il secondo siamo passati ad abbracci e carezze intime, l’ultimo anno abbiamo fatto l’amore”.

“E stata la tua prima donna?” chiede Stefano.

“Si. E stata lei a prendere l’iniziativa e a guidarmi … se era per me eravamo ancora lì a strofinarci uno con l’altro. Anche essendo più giovane di me era più esperta e, in pratica, mi ha insegnato tutto lei. A 16 anni lei aveva il ragazzo in Germania con cui faceva regolarmente sesso; io a Riaci, a 18 anni, ero ancora alla sfida dei 5 contro 1”.

Stefano: “Ricordo che tutti ti invidiavamo. Abituati alle ragazze di Riaci, questa bellissima ragazza slanciata, bionda, con la minigonna era per tutti noi una creatura di un altro pianeta. E con chi si mette questa meraviglia di ragazza? Con quello sfigato di Enrico. Da non crederci!”

“Anch’io non mi capacitavo della fortuna che mi era capitata. Ma adesso basta perché è tardi e domani abbiamo una lunga scarpinata da fare”.

Roberta era stanchissima e subito dopo una leggera e veloce cena era corsa in camera e si era buttata a letto. Si era addormentata quasi subito ma un tuono assordante come lo scoppio di una bomba la fa saltare seduta nel letto. Spaventata accende la luce e per un attimo è tentata di correre nella stanza vicina dove dormono i suoi due amici. “E’ solo un tuono” dice tra di se stendendosi di nuovo nel letto e spegnendo la luce.

Ma il sonno adesso tarda a venire. Roberta si gira e rigira nel letto mentre la sua mente salta freneticamente tra le mille cose che le vengono in mente. Ripensa a quanto si è sentita strana, decentrata ed emotivamente fragile durante gli ultimi giorni. Dove è finito il suo consueto rigido autocontrollo da signorina Rottermayer? Cosa la sta scombussolando, qual è la causa? Uno squilibrio ormonale, il fascino maschile di Stefano o i discorsi strani di Enrico? In effetti i ragionamenti di Enrico fanno traballare i suoi valori morali e le sue convinzioni religiose. Su questo fronte si sente spiazzata ma, in fondo, percepisce che le sue convinzioni morali e religiose rimangono ben radicate nel profondo. E’ il tarlo che le ha messo in testa Enrico a darle fastidio, il sospetto cioè di aver coltivato sentimenti legati ad una religiosità infantile degna di una beghina di paese.

Lampi e tuoni arrivano ora attutiti dalla lontananza e il vento è calato.

E se avesse ragione Enrico quando dice che gli imperativi morali sono ingiustificate imposizioni che, nella prima infanzia, ci hanno insegnato a subire passivamente? Ci sarebbe allora l’opportunità di vedere le cose sotto una nuova prospettiva? E se tale prospettiva mi permettesse di rivisitare i miei valori, anche i più semplici e giornalieri? Potrei, per esempio, rivalutare il profondo desiderio fisico che Stefano risveglia in me? E’ vero, è solo un’esigenza della carne ma, in fondo, che male c’è? Quello di tradire quegli amici che mi hanno vista adolescente devota al mio primo amore, icona del tutto o niente? Ma chi mi credo di essere? In fondo sono stanca di tutto questo “tenere” principi luminosi, ricordi e rettitudine! Ho bisogno di abbandonarmi ad un abbraccio confortevole e, magari, non predatore.

Ormai il temporale è svanito in lontananza e Roberta ripensa alla scena di seduzione che aveva tentato di mettere in atto qualche ora prima. L’immaginazione prende il pieno possesso della sua mente e, come in un film, rivede la scena. Ha chiesto a Stefano di massaggiarle i piedi dopo la lunga camminata e la caduta sui sassi. E’ nuda sotto la vestaglia, seduta sul bordo del letto, Stefano inginocchiato davanti a lei, con le sue lunghe dita le accarezza i piedi, risale lentamente con dolcezza lungo le gambe, su per le cosce fino ad aprire l’inutile vestaglia, la carezza delle sue labbra si unisce al tocco delicato delle dita.

La fantasia si sofferma sui racconti adolescenziali tra amiche al mare sulle dimensioni del sesso di Stefano e le sue dite non possono fare a meno di correre a dare sollievo alle tensione che le corre lungo il corpo. Una lunga e dolce carezza la guida nell’appagamento finale che la consegna direttamente tra le braccia di Orfeo.

Continua …
Luigi Di Bianco

ldibianco@alice.it