Escursione in quota 6

Dall’Albergo Bàin de Sòres al Rifugio Venezia

… per cominciare dall’inizio

Il dormiveglia di Roberta è stato un susseguirsi di brevi assurdi sogni molesti. Quando i primi raggi di luce filtrano tra gli infissi della finestra Roberta si sveglia con un senso di inquietudine e smarrimento. “Saranno le sette”, pensa rimanendo immobile nel letto. Enrico dorme serenamente al suo fianco. “Cosa mi succede?” pensa Roberta ricordando quello che è successo la sera prima. Aveva fatto l’amore con Enrico, ma durante l’amplesso, come in un flash, aveva pensato a Stefano, aveva immaginato di sentire nelle narici il suo odore forte e acre, aveva immaginato la sua prepotente virilità e nello stesso istante aveva raggiunto il culmine del piacere. Roberta si sente ora bi-polarizzata, spaccata in due.

Come stordita si volge a guardare Enrico che dorme placidamente. Avrebbe voglia di accarezzare con infinita tenerezza il suo viso. Quasi piange. “Come è possibile?” Si chiede. Chi mi dà l’amore non mi dà il desiderio, chi mi dà il desiderio non mi dà l’amore. Cosa c’è che non va in me? Un familiare senso di colpa le rovina la gioia di aver fatto finalmente l’amore per la prima volta dopo tanti anni.

Un paio di stanze più avanti nel corridoio Stefano si sveglia e si accorge che Enrico non è tornato a dormire in camera. “Ha dormito con Roberta” realizza subito. In un primo momento è contento per i suoi due migliori amici. “Finalmente Enrico ha realizzato il suo sogno di gioventù” pensa sorridendo.

Poi uno strano senso di perdita si insinua nella testa. Anche lui da adolescente aveva desiderato Roberta e ancora oggi ne è attratto nel profondo. Lei l’ha considerato sempre un caro amico e mai ha pensato a lui come ad un possibile amante. Questo fino a qualche giorno fa … poi Stefano aveva intuito in Roberta un cambiamento: certi gesti, certi sguardi, che una volta erano stati di amicizia, erano ultimamente ambigui, come velati da una sensualità e carnalità controllata a fatica. Fino a ieri era certo che prima o poi qualcosa sarebbe successo tra loro due durante l’escursione.

Ora tutto è finito. “E’ colpa mia” pensa incazzato con se stesso “perché mi sono messo a fare il pappagallo con Ingrid e Lizzy?”

E’ colmo di tristezza e ha ancora l’amaro in bocca per la brutta sensazione di essere stato trattato da ‘sex toy’ dalle due tedesche. Dopo ore di promiscuità, di gemiti di piacere e voluttà, era stato freddamente invitato a tornarsene in camera sua. Rammenta quanto gli aveva detto Enrico il giorno prima: che l’incontro a tre poteva risolversi in un rapporto bassamente carnale fatto di squallidi sfregamenti meccanici.

“E’ stato proprio così ma non per colpa mia” riflette Stefano.

Ingrid e Lizzy sono già sedute per la colazione quando Stefano le raggiunge.

Lizzy da lontano gli fa il gesto di mandargli un bacio.

“Buongiorno caro” dice Ingrid con un sorriso “Come va? Dormito bene?”

Stefano non riesce a rispondere con il solito calore ed entusiasmo.

“Bene grazie” risponde mentre si avvia al buffet.

In quel momento anche Roberta ed Enrico entrano in sala.

Sono seduti allo stesso tavolo per la colazione ma c’è un’atmosfera tesa.

Non per Lizzy e Ingrid che si scambiano sorrisi languidi e si sfiorano di tanto in tanto le mani.

Stefano invece non è il solito Stefano ciarliero ed esuberante. Mentre sorseggia lentamente, controvoglia, una spremuta d’arancia sembra triste e abbattuto. Si passa continuamente le dita tra i capelli tenendo gli occhi bassi, una netta ruga verticale tra le sopracciglia a esprimere il suo malessere.

Enrico cerca inutilmente di incrociare uno sguardo di Roberta ma anche lei sembra assorta nei suoi pensieri. Quando le sfiora un braccio con una carezza lei gli sorride con tenerezza ma Enrico non può non notare che il sorriso è velato di tristezza.

“Cosa succede?” pensa tra sé.

Ma è Roberta la più scombussolata di tutti.  La sua solida educazione religiosa le rammenta la netta distinzione tra amore sentimentale e desiderio carnale. Il senso di colpa per il terribile peccato della carne e relative fiamme dell’inferno le è stato inculcato da bambina.

Certo ha superato il comandamento religioso del sesso consentito solo nel matrimonio ma l’idea del sesso come peccato, come qualcosa di sporco e perverso, è profondamente radicata in lei. Ha sempre pensato che solo l’amore spirituale possa giustificare l’animalesco atto sessuale. Si può desiderare carnalmente un uomo solo se lo si ama e se si condivide un progetto di vita. Queste sono state le sue regole morali finora. Ora tutto sembra vacillare.

Non può negare le forti pulsioni naturali che si muovono nell’intimo e la sua incapacità a controllarle. Cosa sono queste farfalle che svolazzano nello stomaco ed anche più giù solo al pensiero di Stefano, della sua baldanza e virile prepotenza fisica? Per sentirsi frastornata ed eccitata le basta pensare alle mani e al polso di Stefano, ai suoi capelli, al suo odore deciso ed a quello che, da ragazzi, Silvia aveva descritto come ‘grosso da far paura’? Sono pensieri molesti che più lei cerca di soffocare, tanto più virulenti tornano in superfice.

E Enrico? La sua tenerezza e malinconia, il suo sguardo sognante e fragile al tempo stesso, hanno risvegliato in lei un sentimento molto simile all’amore. Si sente pronta ad amarlo e dargli tutto l’affetto ed il supporto di cui è capace. Non vuole in alcun modo ferirlo, anzi si sente predisposta a proteggerlo con un sentimento che sente quasi materno.  

Una sgradevole sensazione di impotenza pervade Roberta.

“Non riesco a gestire lo stress di questa situazione. Devo interrompere l’escursione, andare via, è l’unica opzione che ho” pensa decisa.

Allunga la mano per sfiorare quella di Enrico, lo guarda con tristezza e tenerezza insieme e gli dice: “Dobbiamo parlare”.

Finita la colazione si ritrovano tutti sul bordo della piscina. La partenza con il pulmino dell’albergo per il rifugio Passo Staulanza è tra un’ora e i cinque amici ne approfittano per fare un ultimo bagno.

Enrico e Roberta sono seduti ad un tavolo in ombra, Ingrid è stesa al sole mentre Lizzy e Stefano sono in acqua in piscina.

“Cosa è successo? Sei arrabbiato?  Bist du wütend?” Chiede Lizzy sfiorando delicatamente la guancia di Stefano.

Il sorriso di Lizzy e la tenera carezza hanno già fatto dimenticare a Stefano i pensieri tristi del mattino.

La stringe a sé e la bacia.

“Come posso essere arrabbiato se sono abbracciato ad una bellissima ragazza tedesca di nome Lizzy?” dice con un ampio sorriso che gli spiana la ruga tra gli occhi.

Enrico, seduto di fianco a Roberta, inclina leggermente la testa sulla sinistra come fa sempre quando si predispone a prestare attenzione.

“Allora cara … di cosa dobbiamo parlare?” Chiede con un punto interrogativo negli occhi scuri, profondi ed appassionati.

Roberta non risponde. Con gli occhi bassi, continua a stropicciare con le mani un tovagliolo di carta.

“Cosa c’è Roberta?”

Con decisione allora Roberta alza la testa e con un rapido gesto della mano sistema la solita ciocca di capelli che le cade continuamente sull’occhio destro.

“Ho deciso di non proseguire l’escursione. Mi fermo qui. Rimango in albergo questa notte e domani riparto per Roma” dice velocemente guardando Enrico negli occhi.

Un silenzio pesante cala per qualche attimo.

“Non ti senti bene? Non ti sei ripresa completamente dal malessere di ieri?” chiede Enrico.

“No. Sto bene. Solo che mi sento confusa, disorientata … insomma mi sento a disagio, fuori posto”.

“E’ colpa mia? Ho fatto qualche cosa che ti ha turbato?”

“No, assolutamente no. Non hai nessuna colpa”

Prende una mano di Enrico tra le sue, lo guarda con infinita tenerezza.

“Tu mi sei molto caro, ti voglio bene veramente ed è stato bello fare l’amore con te”.

“Anche io sono stato molto bene con te …. Cos’è allora che non va? Hai paura di perdere la tua libertà impegnandoti sentimentalmente con me?”

“No, non è questo”.

Roberta riprende a maltrattare il tovagliolo, abbassa gli occhi e la ciocca di capelli le ricade sugli occhi. E’ tentata di dire tutto a Enrico: della sua infatuazione per Stefano, dei pensieri e immagini moleste che la perseguitano, della gelosia che prova proprio in questo momento guardando Stefano che stringe tra le braccia Lizzy. Che vorrebbe essere al suo posto? Enrico capirebbe? Come faccio a spiegargli che lo amo e che al tempo stesso desidero Stefano? No, non capirebbe. Anche una persona intelligente, moderna e aperta come Enrico non capirebbe, ne sarebbe ferito ed io non voglio farlo soffrire. Cosa penserebbe poi di me? Che sono una poco di buono senza morale! Non sarei più la donna perbene e moralmente irreprensibile che lui crede io sia.
Non posso essere sincera con lui, no, basta! Devo trovare una scusa per la mia partenza.

Enrico interrompe i suoi pensieri.

“Allora cosa ti rende confusa e fuori posto?”

Roberta non risponde, rimane con gli occhi bassi a stropicciare il tovagliolo.

“Hai fiducia in me?” Chiede Enrico prendendole le mani.

Roberta alza gli occhi velati da lacrime, gli sorride teneramente.

“Sì, certo. Mi fido di te”

Enrico le sistema con dolcezza la ciocca di capelli via dagli occhi “Allora vuoi dirmi cosa c’è?”

“Sono scombussolata, provo strani sentimenti contrastanti che mi fanno stare male … vorrei andar via per ritrovarmi, per recuperare il mio equilibrio” risponde Roberta senza guardarlo negli occhi.

“Ti meraviglierai” risponde Enrico con un sorriso “ma io già conosco la causa dei tuoi turbamenti”.

Roberta lo guarda perplessa.

“Vediamo se ci azzecco. Ti ricordi quando sei venuta in accappatoio a cercare Stefano per farti massaggiare il piede? Quella sera eri nuda sotto l’accappatoio, vero? E’ allora che ho capito che eri invaghita di Stefano”

Roberta rimane in silenzio, arrossisce abbassando lo sguardo, la ciocca di capelli le ricade sugli occhi.

Enrico allunga una mano e le accarezza i capelli.

“Ricordi cosa ti dissi in quell’occasione? Dissi, se ricordo bene, stai attenta, saresti solo l’ennesima preda per Stefano … cosa ti aspetti da lui, andrai solo incontro a delusioni”

“Sì, mi ricordo”

“Ricordi anche la tua risposta?”

“No. Mi ricordo solo che pensai: hai ragione, per Stefano sono una preda da catturare … per te sarei una dea da venerare”

“Ed avevi ragione, per me sei una dea da venerare”

Dopo un attimo di silenzio prosegue: “Io invece ricordo molto bene cosa dicesti. La tua risposta mi sorprese moltissimo, mi sembrò che non fosse la Roberta che conoscevo a parlare. Non ricordo le parole esatte ma in sostanza suggerivi di prendere questi pochi giorni di escursione come una parantesi di libertà, per stare bene insieme, con leggerezza, e poi, alla fine dell’escursione, ciascuno per la sua strada senza strascichi o rimpianti”

“Sì. Ora ricordo”

“Avevi ragione allora non adesso. I conflitti morali che ti tormentano ora non hanno senso. Hai la possibilità di godere, in allegria e con leggerezza, del rapporto con me e Stefano. Che problemi ci sono?”

Roberta rimane a riflettere per un po’, poi, decisa, dice: “Non voglio assolutamente ferirti, farti soffrire …  tu tieni molto a me, stanotte hai detto di amarmi … non saresti geloso se mi lascio andare con leggerezza, come dici tu, con Stefano?”

“Ma quali sono i tuoi sentimenti per me?”

“Mi sei molto caro, ti voglio bene, mi piace tutto di te, il tuo carattere, i tuoi occhi, la tua intelligenza. Mi piaci anche a letto e vorrei riprovare i momenti di tenera intimità di questa notte. Mi sono sentita amata e protetta tra le tue braccia.”

Enrico, le risistema la ciocca di capelli, le prende il viso tra le mani, e la bacia teneramente sulla bocca.

“Non ti preoccupare di niente allora. Dopotutto l’amore dovrebbe essere una cosa leggera, far volare, no? Non un peso che esige sempre delle risposte ed obblighi eterni. Lasciamo che gli eventi evolvano … continuiamo l’escursione in allegria e cogliamo al volo le gioie che troveremo lungo il percorso, come fragoline di bosco trovate per caso”

Proprio in quel momento Stefano si avvicina al tavolo tenendo per mano Lizzy.

“Cosa state tramando voi due?” chiede sorridendo.

“Stavamo proprio parlando di te” risponde Enrico con un cordiale sorriso.

E’ mezzogiorno in punto quando il pulmino dell’albergo Bàin de Sòres arriva all’albergo-rifugio Passo Staulanza a 1766 metri di quota.

Durante il viaggio, Ingrid, Lizzy e Stefano, seduti in fondo al pulmino, hanno riso e scherzato per tutto il tempo. Seduti varie file più avanti, Roberta ed Enrico hanno parlottato a bassa voce quasi sussurrando.

Il rifugio, posto leggermente più in alto rispetto alla statale 251, è circondato da un bel prato e da un maestoso bosco di abeti.

Recuperati gli zaini i cinque amici si incamminano sulla breve rampa che porta alla bella e soleggiata terrazza del rifugio. Hanno deciso infatti di fare uno spuntino prima di intraprendere la camminata.

Seduti intorno ad un tavolo riguardano il percorso da fare oggi per arrivare al rifugio Venezia dove hanno prenotato per la notte. Roberta, la più meticolosa del gruppo, legge gli appunti.

“Dobbiamo prendere il sentiero Anello Zoldano contrassegnato con il numero 472; passiamo prima per prati, poi attraverso il bosco, camminando intorno al Pelmetto, arriveremo al Col delle Crépe. Si passa poi per il Triól dei Cavài, il Sentiero dei Cavalli,  la Sella di Rutorto, per giungere infine il Rifugio Venezia a 1946 metri”

Ingrid chiede: “Rimaniamo sempre sul sentiero 472? Dai miei appunti risulta che, ad un certo punto, dobbiamo lasciare il sentiero 472 e prendere il 480”

“No, quella è una variante. Noi rimaniamo sul 472” precisa Enrico.

“Ci vogliono quattro ore per arrivare al rifugio e dobbiamo muoverci prima dell’una” ricorda Stefano.

Hanno ordinato panini con speck e acqua minerale e nell’attesa Ingrid si rivolge agli altri: “Vorrei riprendere la discussione filosofica con Enrico. Siete d’accordo?”

La risposta non è delle più entusiastiche. Solo Roberta risponde: “Sì, certo”

“Ieri ragionavamo sulla conoscenza ed Enrico ha parlato della conoscenza razionale che ha chiamato conoscenza di secondo genere” esordisce Ingrid.

“Non sono stato io ad aver inventato l’espressione conoscenza di secondo genere” precisa Enrico con un sorriso “ ….  è stato Spinoza“

Stefano interviene con tono canzonatorio: “Tra squilli di tromba finalmente Enrico fa scendere in campo il suo giocatore preferito, Spinoza”

Ingrid lo ignora e rivolta ad Enrico: “Stamane, mentre ero stesa al sole, ho ripensato a quello che hai detto ieri sulla conoscenza di secondo genere”

“E allora?  … ci hai pensato su … e senz’altro hai trovato qualcosa che non ti convince”

“Sì, è così. Hai detto che la conoscenza adeguata della realtà è quella acquisita con la ragione in base ad un pensiero logico-deduttivo in grado di risalire alle cause delle cose. Giusto?”

“Esatto. La conoscenza adeguata di secondo genere non può prescindere dalla conoscenza delle cause”

“Ecco” precisa Ingrid “Io credo invece che ci sia un tipo di conoscenza diversa che va oltre la causalità e la razionalità.”

“Hai ragione Ingrid!” interviene con entusiasmo Roberta “Ci deve essere per forza un diverso tipo di conoscenza perché, come tutti sanno, la scienza ha i suoi limiti e non è in grado di dare risposte alle domande fondamentali”

“Concordo con voi che la scienza non è in grado di dare risposte alle domande fondamentali” risponde Enrico “Ma non vedo però altre fonti di conoscenza che siano in grado di dare risposte adeguate”

“Una cosa è certa, il pensiero razionale non è sufficiente a capire il mondo” replica Ingrid “E’ evidente che ogni discorso razionale non può che disegnare una mappa parziale, un mondo che è solo un debole riflesso della realtà”

“Ma sfondi una porta aperta cara Ingrid. Quando dici che il pensiero razionale è in grado di vedere solo un debole riflesso della realtà mi trovi perfettamente d’accordo. Ti ricordi che abbiamo parlato della pochezza del nostro apparato conoscitivo. Continuo però a non capire il tuo problema”

“Voglio dire che, considerata la limitatezza della ragione, è necessario prendere in considerazione strumenti di conoscenza diversi dal pensiero razionale”

Enrico: “Per esempio?”

“Per andare oltre la ragione occorre dare un ruolo all’intuizione. E’ l’intuizione che per me apre all’arte, alla musica, la poesia, la mistica, il mondo dei sogni, l’amore, il mondo sommerso dell’inconscio”

“Sono ancora una volta d’accordo con te. Ti ho forse dato l’impressione che io neghi il ruolo dell’intuizione nella formazione della conoscenza?”

“Hai senz’altro sostenuto che il pensiero razionale e non l’intuizione è la base della conoscenza adeguata”

“E lo confermo pur essendo convinto che l’intuizione abbia un ruolo fondamentale nella formazione della conoscenza. Il fatto è che ci sono intuizioni adeguate e intuizioni inadeguate”

“Che vuoi dire? Puoi fare un esempio?” chiede Roberta.

“Secondo te, che tipo di intuizione può avere una mente piena di conoscenze vaghe, confuse, per sentito dire, insomma inadeguate?”

Roberta rimane pensierosa ed Enrico prosegue: “Un’intuizione partorita da una mente affollata di idee inadeguate di primo genere non può che essere un’intuizione inadeguata. La conoscenza che deriva da questo tipo di intuizioni è una conoscenza inadeguata di primo genere”

Stefano: “Cerco di tradurre nel linguaggio della gente comune per vedere se ho capito. Con una conoscenza intrisa di superstizione e spiritismo possiamo immaginare che un corpo fisico possa lievitare in aria e salire in Cielo. La conoscenza di secondo genere invece ci dice che questa è un’idea falsa perché la legge eterna della gravità fa sì che i corpi dotati di massa tendano a cadere sulla Terra e non a salire al Cielo”

“Grazie per l’esempio Stefano. Insomma il nostro apparato conoscitivo è limitato, ci mostra solo un’ombra distorta della realtà, ma la ragione è l’unico strumento che abbiamo per distinguere il vero dal falso. E’ partendo dalla ragione, dalla conoscenza di secondo genere, che dobbiamo aprirci all’intuizione … non certo partendo dall’immaginazione, cioè dalla conoscenza di primo genere. Un’intuizione partorita da una mente affollata di idee inadeguate di primo genere non può che essere un’intuizione inadeguata”

“Forse stiamo parlando di cose diverse” interviene Ingrid pensierosa “Cerco di spiegarmi meglio. Il nostro vivere è sempre esperienza di totalità, in ogni istante siamo immersi in mille sensazioni interne e esterne, in cento pensieri, in cento intuizioni, in mille aspetti da vedere e capire”

“Ok, quindi?”

“Tu non puoi spiegare razionalmente tutto questo. Ti faccio un esempio: come definire l’ascolto della musica? Per i sensi sto ascoltando un suono, per la ragione capisco di sentire dei suoni e so che fanno parte di una composizione, che sono note, che appartengono a un’epoca precisa e a certi strumenti, e poi c’è l’esperienza diretta della musica, che va oltre la ragione pur senza negarla”

“In effetti stiamo parlando di cose diverse” replica Enrico “Io sto cercando di analizzare e classificare ‘qualitativamente’ le idee che concorrono a modellare la conoscenza individuale. Tu invece stai analizzando il funzionamento della mente, cioè il processo di formazione delle idee. Certo, in ogni momento della nostra vita, la mente è sommersa da mille pensieri, razionali e non, da sensazioni vaghe, da intuizioni, ma solo quello che supera il filtro della ragione concorre alla formazione di una conoscenza adeguata”

“E l’inconscio dove lo metti? L’inconscio non ha niente a che fare con il pensiero razionale” dice Roberta.

“Anche tu Roberta, riferendoti all’inconscio, stai parlando della formazione delle idee non della qualità della conoscenza. Dicono che il nostro cervello lavora mettendo in atto continuamente processi inconsci e solo alcuni di questi, e solo qualche volta, emergono alla coscienza. Con quali criteri emergono? Vallo a sapere. Ma quando emergono, l’io cosciente ha il compito di integrare il tutto in esperienze significative e concetti concreti. Quello che io voglio dire è che, alla fine del processo, le idee finali, quelle che concorrono alla formazione della conoscenza individuale, hanno maggiore o minore qualità, sono adeguate o meno, a seconda che vengano o meno vagliate dalla ragione”

“Tutto quello che vuoi, Enrico, ma io rimango convinta che la conoscenza debba andare oltre la ragione pur senza negarla”

“Ecco Ingrid, hai detto una cosa giustissima. Mi hai anticipato … era a questo che volevo arrivare. La conoscenza deve andare oltre la ragione ma partendo dalla ragione. Questo è quello che dice anche Spinoza quando parla della conoscenza di terzo genere o scienza intuitiva”

Ingrid: “Allora ho ragione quando rivendico un ruolo all’intuizione”

“Sì hai ragione, ma non l’intuizione generica ma solo quella che nasce dalla conoscenza razionale di secondo genere. Con il secondo genere di conoscenza le leggi della Natura non paiono più dettate dal capriccio o dall’immaginazione ma si mostrano per quelle che sono, cioè regole eterne, norme immutabili che regolano il mondo. E’ partendo da questa conoscenza che dobbiamo esercitare l’intuizione per capire il mondo”

Roberta: “Sei bravo con gli esempi … potresti farne uno per farci capire quello che vuoi dire?”

“Prendi questo bicchiere di vetro e questo coltello di acciaio. Cosa hanno in comune?”

Stefano: “Hanno in comune che sono tutti i due sul tavolo”

“Evidentemente dobbiamo pensare a cosa c’è in comune tra il vetro e l’acciaio” interviene Ingrid.

Enrico: “Esatto. Il bicchiere e il coltello sono costituiti da atomi di silicio e atomi di ferro. Gli atomi di silicio e quelli di ferro provengono dalla crosta terrestre e sono costituiti da elettroni, protoni e neutroni. Questo è quello che hanno in comune il coltello ed il bicchiere: hanno la stessa costituzione e provengono entrambi dalla crosta terrestre. Cosa si può intuire razionalmente da questo nesso tra oggetti così diversi?”

Tutti rimangono in silenzio pensierosi.

Lizzy, per la scarsa conoscenza dell’italiano, non riesce a seguire il discorso e si sta annoiando. Chiede a Stefano di accompagnarla a fare una passeggiata nel bosco lì vicino. Ingrid la fulmina con un’occhiata e Stefano declina l’invito con un sorriso rassegnato. Lizzy allora si allontana da sola incamminandosi lentamente lungo il sentiero.

“Dai Enrico … dacci una mano, se ci dici dove vuoi arrivare forse riusciamo a seguirti meglio” implora Roberta.

“Cerco di mostrare che tutte le cose della natura hanno qualcosa in comune. Razionalmente conosciamo che, ad un livello fondamentale, il bicchiere e il coltello sono la stessa cosa. Cambiano il numero di elettroni, protoni e neutroni ma la struttura degli atomi è praticamente identica, come sono identiche le forze che li tengono insieme. Ci siete fin qui? Ora prendiamo l’uomo … ”

Stefano: “Non vorrai dire che anche io ho qualcosa in comune con il coltello e il bicchiere. Anch’io provengo dalla crosta terrestre?”

“Come il coltello anche il tuo corpo è fatto di atomi che da qualche parte devono pur venire. Prendi il sangue. Quando ti tagli un dito, il sangue che scorga è ricco di atomi di ferro. Da dove provengono questi atomi di ferro? Dagli spinaci che hai mangiato, per esempio. E gli spinaci da dove hanno preso gli atomi di ferro che sono passati poi nel tuo sangue? Dal terreno, dalla crosta terrestre. E come ci sono arrivati gli atomi di ferro sulla crosta terrestre? Provengono dall’esplosione di una stella e, precisamente, di una Supernova. Gli atomi di ferro nel tuo sangue aiutano a trasportare ossigeno dai polmoni alle cellule del tuo corpo, ma gli stessi atomi di ferro che ora sono nel tuo sangue, una volta, miliardi di anni fa, sono stati sparati a grandi distanze, riempiendo immense distese di spazio, con i detriti dell’esplosione che poi, collassando, hanno formato sistemi solari e pianeti come la Terra. Non solo atomi di ferro ma anche atomi di carbonio, azoto, ossigeno e altri elementi della vita sono stati sparsi in giro per l’universo dalle tremende esplosioni stellari, creando il Sole, la Terra e, alla fine, … sì …  anche un certo Stefano”

Roberta: “Ricordo che qualcuno diceva che siamo polvere di stelle”

Enrico: “Esatto! A questo punto, partendo dalle idee adeguate di secondo genere che ci dicono che tutte le cose del mondo hanno un substrato comune potete provare ad esercitate l’intuizione. Cosa intuite dal fatto che tutte le cose del mondo hanno qualcosa in comune?”

Roberta: “Non tenerci sulla corda. Se ci dici dove vuoi arrivare forse riusciremo a seguirti meglio”

Ingrid: “Secondo me Enrico sta cercando di dirci che il mondo è un corpo unico e indivisibile”

“Brava Ingrid”

Roberta: “Il mondo è un unico organismo?”

“Esatto, è come un unico individuo costituito da un numero infinito di atomi. Considerate che in questo mondo niente è statico. I corpi celesti si muovono e con loro si muovono il loro campo gravitazionale e la relativa curvatura dello spazio. Niente sta fermo, i corpi celesti si muovono, lo spazio si modella plasticamente come il mare per il moto ondoso. In nessun punto dello spazio esiste un’interruzione o divisione del campo perché un unico campo ‘continuo’ ondeggia e si espande per tutto l’infinito universo”

Enrico si ferma con un’aria ispirata e Ingrid interviene: “Devo ammettere che l’intuizione di un campo infinito, come un mare infinito in cui navigano infiniti corpi con proprietà comuni è affascinante. Si può arrivare ad immaginare l’universo come qualcosa di dinamico, un organismo unico e infinito dove la frammentazione del tutto in parti analizzabili ha poco senso perché è l’organismo unico e indivisibile quello che conta”

Enrico: “Brava Ingrid, hai avuto un’intuizione del terzo genere. Le parti separate, i singoli corpi possono essere analizzati solo nel contesto dell’ordine che regola l’organismo unico, cioè il Tutto. Io, voi, la Terra, gli animali, le stelle siamo tutti parte di questo organismo eterno. Le regole che governano il comportamento delle parti, quindi anche di noi stessi, è un po’ come il ritmo musicale che governa l’armonia dei movimenti dei ballerini in una danza. Noi, le stelle e tutto quello che esiste siamo ballerini che danzano al ritmo dell’Universo.”

Stefano ha seguito pensieroso la discussione. E’ scosso da questa nuova visione del mondo ma la sua mente pratica e pragmatica prende il sopravvento.

“Miei cari, fine dell’elucubrazioni filosofiche. E’ ora di riprendere il cammino”

Il percorso da Passo Staulanza al Rifugio Venezia non è difficile da percorrere. I nostri amici camminano di buona lena senza problemi e si fermano solo per osservare le impronte di alcuni dinosauri impresse nella roccia del Pelmetto 220 milioni di anni fa.

Il Rifugio Venezia è uno dei rifugi più antichi delle Dolomiti. Sorge sulle pendici sud orientali del Pelmo ai bordi di un ampio pascolo in una posizione panoramica sulle vicine Dolomiti del Cadore.

Giunti al Rifugio, Stefano ed Enrico si sistemano in una bella camera nel sottotetto mentre Ingrid, Lizzy e Roberta trovano posto al piano di sotto.

Stefano scende al bar e sulle scale incontra Ingrid.

“Dove vai? “ chiede Ingrid con un ampio sorriso.

“Vado a farmi una birra”

“Posso farti compagnia? Anch’io ho voglia di una birra fresca”

Sono seduti al tavolo d’angolo in fondo alla Stube con due boccali di birra schiumante.

“Penso che tu sia un uomo buono, spontaneo ed onesto” dice Ingrid sfiorando una mano di Stefano.

“Tu cosa pensi di me?” gli chiede guardandolo negli occhi.

Stefano è sorpreso dalla domanda perentoria. Non ha una risposta pronta, dovrebbe pensarci e rimane in silenzio.

Ingrid non aspetta a lungo. “Mi ritieni un’amorale sessualmente pervertita?”

“Certo non sei una monaca di clausura” sorride ammiccando Stefano.

Ingrid scoppia in una risata: “Che ne sai tu delle monache di clausura?”

Poi tornando seria riprende: “Amo Lizzy alla follia. Farei qualsiasi cosa per renderla felice … quando la mia bambina è contenta e allegra io provo una gioia immensa … lo stesso mi capita quando la vedo godere. Sono una pervertita?”

Dopo una pausa: “Anche Lizzy mi ama ed è molto legata a me”

“Questo l’avevo capito” dice Stefano.

“Lizzy è attratta fisicamente da te … per questo motivo la notte scorsa ho voluto farle un regalo. Hai visto com’era felice? Ho provato un piacere inesprimibile per i suoi sguardi appannati dal piacere mentre la penetravi. Faceva l’amore con te ma era a me che i suoi occhi e i suoi gemiti dicevano ti amo”

Stefano si passa le dita tra i capelli … è perplesso e rimane in silenzio.

“Devo ringraziarti” riprende Ingrid “Sei stato bravo”

“In che senso?”

“Sei stato bravo ad adattarti fino alla fine al ritmo della mia mano che ti spingeva dentro di lei. Conosco i ritmi di Lizzy e solo io riesco a portarla all’orgasmo”

“Si è vero …  ha avuto un orgasmo devastante. Meno male che dopo ti sei preso cura di me … devo ammettere che le tue mani e la tua bocca conoscono bene anche i miei ritmi” sorride Stefano

“Adesso devo però dirti qual è il vero motivo di questa chiacchierata”

Stefano aspetta che prosegua con un punto interrogativo negli occhi.

“Ti ho detto prima che io voglio la felicità di Lizzy quindi voglio che per nessun motivo lei soffra. Oggi mentre camminavamo ho notato qualcosa di diverso in Lizzy. Certi gesti, certi sguardi mi fanno temere che stia oltrepassando la soglia dell’attrazione fisica e che lei stia innamorandosi di te”

“Ho capito dove vuoi arrivare” dice Stefano

“Sì … perché tu sei un uomo buono ed onesto e non faresti niente che possa far soffrire Lizzy”

Dopo un attimo di pausa, Ingrid riprende con tono deciso: “Quello che è successo ieri notte non deve più ripetersi. Dovresti per favore anche evitare di flirtare con lei con sguardi dolci. Evita mio caro che si innamori di te … ti prego … tra qualche giorno quando dovremo separarci ne soffrirebbe troppo”

Proprio in quel momento Lizzy entra nella Stube, si avvicina al tavolo: “wovon redest du”, di cosa state parlando, dice dopo aver baciato Ingrid.

Continua …

Luigi Di Bianco

ldibianco@alice.it